Popoli antichi e identità culturale: il caso dei Celti

Popoli antichi e identità culturale: il caso dei Celti

Le civiltà antiche fanno sognare ma sono anche strumento di propaganda politica: tra questi figurano spesso i Celti, popolo alle radici d’Europa.

 

I Celti furono la prima grande civiltà europea: comparsi a cavallo tra il Reno e il Danubio dal II millennio avanti

Cristo, nell’Età del Ferro toccano il picco di massima espansione nel V secolo avanti Cristo. Si diffusero in

molte zone d’Europa: Francia, Isole Britanniche, Austria, Svizzera, Italia settentrionale, gran parte della

Germania e del Benelux, Spagna e Portogallo centro- settentrionali, lungo l’intero bacino del Danubio, fino ad arrivare alla

Tracia e al centro dell’attuale Turchia.

 I Romani chiamavano Galli i gruppi presenti sul continente e Britanni quelli stanziati in quello che

poi sarebbe chiamato Arcipelago Britannico. I Greci si riferivano ai Galati (cioè bianchi come il latte, in

greco γάλα [-ακτος) indicando quei gruppi che raggiunsero le aree a loro attigue in Tracia e in Anatolia centrale.

A riprova dell’ampiezza della loro espansione oggi una regione in Spagna e una compresa tra i territori

di Polonia e Ucraina si chiama Galizia, proprio dal termine “Galli”.

 

Massima espansione dei Celti
Massima espansione dei Celti con indicate alcune località dove sono stati rinvenuti reperti importanti

 

Strumentalizzazione politica

 

Al momento di rivendicare la propria indipendenza molti gruppi hanno sbandierato le loro origini celtiche, vere o presunte.

In questo occorre ricordare che a volte è un piccolo gruppo a imporre lingua, usi e costumi a una moltitudine di dominati che

finiscono per sentirsi appartenenti a un popolo pur non avendo legami di sangue con esso, ma subendo un’assimilazione

culturale.

Fare leva su un’origine specifica, reale o inventata che sia, è strumentale a detenere il consenso popolare e orientare l’opinione

pubblica per raggiungere fini politici, che siano rivolti a tenere unita una comunità oppure a dividere dal resto una parte di

essa. Questi meccanismi propagandistici vanno spesso a interferire sull’oggettività della ricerca e della divulgazione storica e

storiografica e possono essere validi per qualsiasi popolo e qualsiasi civiltà.

 

Chi erano davvero i Celti

 

I detrattori dei Celti sottolineano che non costituirono un’articolata civiltà come invece fecero Greci, Etruschi e Romani.

Tuttavia i Celti erano ottimi artigiani e straordinari orafi, come dimostrano manufatti di pregevolissima fattura. Spiccavano

anche nel commercio, come dimostrano merci provenienti dal Mediterraneo in aree continentali e loro manufatti in area

mediterranea.

Oreficeria celtica - British Museum Spilla di Braganza, oro smaltato, Spagna, 250-200 a.C.
Oreficeria celtica – British Museum Spilla di Braganza, oro smaltato, Spagna, 250-200 a.C.

I loro culti prevedevano un pantheon simile a quello classico, abitavano villaggi ed erano divisi in tribù, lungi dal

costituire cospicue unità politiche. I Druidi, che non erano solo sacerdoti ma anche consiglieri dei capi politici, ebbero un ruolo

importante nelle loro società, entrando nell’immaginario collettivo grazie al ciclo letterario arturiano medievale, si pensi alla

figura di Mago Merlino.

Bisogna ammettere che esistono aspetti che non si conoscono totalmente riguardo le loro vicende e la loro società, cosa

peraltro riscontrabile in popolazioni antiche. Neanche il quadro su Greci e Romani fa eccezione riguardo la presenza di queste

zone d’ombra, seppure le principali fonti scritte dell’Antichità occidentale vengano proprio dalle penne dei loro autori.

 

Lingue celtiche oggi

 

Attualmente si parlano lingue di derivazione celtica in aree periferiche: in Bretagna, in Galles, in Scozia e in Irlanda. Il Bretone in

Francia sta per essere sommerso dal Francese, così come il gaelico nelle varianti scozzese e irlandese mentre resiste meglio in

Galles. Tuttavia in Scozia, il cui nome comunque deriva dalla tribù celtica degli Scoti che nel VI secolo arrivò dall’Irlanda,  la

lingua più parlata è lo Scots, di derivazione germanica come l’Inglese in quanto retaggio dell’arrivo degli Angli, gli stessi che

diedero il nome all’Inghilterra.

Un sostrato celtico importante esiste nel Francese e nei dialetti gallo-italici dell’Italia del Nord, sebbene si tratti di idiomi di

derivazione latina.

Bandiere delle comunità di lingua celtica al Festival Interceltique de Lorient
Bandiere delle comunità di lingua celtica al Festival Interceltique di Lorient, in Francia

 

Autonomismi e indipendentismi in Spagna, Italia e Francia

 

Alcune regioni indipendentiste della Spagna quali le Asturie e la Galizia rivendicano un diritto a staccarsi dallo stato centrale in

virtù di una presunta diversità etnica ascrivibile a una più spiccata eredità celtica, anche se in realtà i Celti arrivarono anche a

Madrid che pare fosse proprio di origine celtica, sebbene in Spagna gli sbandierati Celti si fusero da principio con i preesistenti

Iberi (tra l’altro presenti in altre aree oltre all’Iberia come l’Aquitania in Francia sud-occidentale con propaggini anche nelle Isole  Britanniche) formando la popolazione mista dei Celtiberi. 

Negli anni ’90 il partito italiano della Lega Nord propugnava la secessione dall’Italia cercando di corroborare gli interessi

economici della parte più sviluppata del Paese con le sue origini celtiche, un’area che gli Antichi Romani chiamavano appunto

Gallia Cisalpina.

In Francia le Bretagna vede difesa la sua comunità linguistica di lingua celtica ma i moti autonomisti, sebbene di vecchia data,

non hanno trovato grande voce in capito per la forte centralizzazione che impone  lo stato francese.

 

Suggestioni e riferimenti nella cultura popolare

 

L’artista musicale più importante che fa riferimento alla tradizione musicale che rivendica matrice celtica nel panorama

internazionale è Enya, cantante irlandese con ben oltre 80 milioni di copie vendute. I suoi brani recuperano le sonorità

tradizionali irlandesi e i testi sono scritti in inglese, latino e gaelico irlandese.

 

 

Nella musica popolare delle Asturie si suona una cornamusa che ricorda quella tipica della Scozia. Il musicista Hevia, suonando

una cornamusa elettrica con cui fondeva la musica tradizionale della sua terra con altri elementi e con la musica elettronica,

conobbe un effimero ma travolgente successo a cavallo del 2000, grazie a un brano sognante che venne utilizzato come

jingle per una nota casa automobilistica.

 

 

La Francia ha riscoperto la musica la traduzione celtica con la cantautrice bretone Nolwenn Leroy, che a fine 2010 presentò

“Bretonne”,  un album che include la reinterpretazione di canzoni tradizionali in francese, bretone, gaelico irlandese e inglese,

all’insegna della valorizzazione delle radici culturali celtiche. Il successo fu straripante: l’album vendette oltre un milione di

copie e vinse un doppio disco di diamante.

Restando alla Bretagna, in una celebre opera due guerrieri di un piccolo villaggio all’estremità nordoccidentale della Gallia, uno

piccolo e furbo e uno grosso e bonaccione, si oppongono alla completa invasione della Gallia stessa  da parte dei Romani

guidati da Giulio Cesare, grazie a una pozione magica che li rende imbattibili in battaglia.

Asterix e Obelix, fumetto prima, poi cartone animato e infine lungometraggio in live action, è una simpatica rivisitazione

francese della Storia in chiave umoristicamente sciovinista a opera del duo formato dallo sceneggiatore René Goscinny e dal

disegnatore Albert Uderzo.

La serie ebbe un successo enorme e per molti ragazzi costituisce il primo impatto pop con i Celti.

Molte sono le imprecisioni storiche come il Colosseo che venne costruito oltre un secolo dopo, presenti per chiare esigenze di

semplificazione. Più interessante notare invece che Obelix deve il suo nome al fatto che porta sempre con sé un obelisco, un

menhir per l’esattezza: come si vedrà in seguito nella trattazione si tratta di una significativa falsa attribuzione.

 

Asterix e Obelix
Asterix e Obelix

 

In Italia e in Europa si celebrano tutti gli anni festival celtici, dove a volte la memoria di questo importante popolo viene

annacquata di suggestioni provenienti dalla letteratura fantasy e associate a nostalgie hippie per via del legame stretto dei

Celti e la natura, legame che nell’Antichità non era certo loro esclusiva.

La festa pagana di Halloween, celebrata il 31 ottobre, giorno prima della festa di Ognissanti, originariamente festeggiata nei

Paesi di lingua inglese, all’inizio del XXI secolo è stata adottata da tutto l’Occidente.

Si ritiene comunemente che la ricorrenza derivi dalla festa celtica del Samhain, ora celebrata in modo specifico dalle comunità

neopagane.

Tuttavia ricorrenze antecedenti ad Halloween erano presenti in varie località dell’Europa Antica, tra cui Roma, con la festa

dedicata a Pomona, dea dei frutti, e i Parentalia, celebrazione rivolta ai defunti.

 

Halloween, festa comunemente attribuita ai Celti
Halloween, festa comunemente attribuita ai Celti

 

Il ruolo del Romanticismo 

 

Si è creduto a lungo che i dolmen e i menhir del celebre sito di Stonhenge (ma anche di altri siti sparsi per l’Europa) fossero

opera del Celti, invece questi imponenti blocchi di pietra vennero innalzati molto prima della comparsa della civiltà celtica,

durante il Neolitico secondo la Storia ufficiale in un periodo compreso tra il 3000 e 1600 a.C., mentre ricercatori indipendenti

come Felice Vinci propendono per una retrodatazione addirittura al quinto millennio avanti Cristo.

Fu proprio il Romanticismo del XVIII-XIX secolo a attribuire ai Celti elementi che nulla avevano a che fare con loro, come

appunto le costruzioni megalitiche.

 

Il complesso monumentale di Stonehenge, erroneamente attribuito alla civiltà celtica
Il complesso monumentale di Stonehenge, erroneamente attribuito alla civiltà celtica

 

Anche la frequenza maggiore dei capelli rossi, tipica di aree dove tuttora sono sopravvissute parlate celtiche quali il Gaelico

Irlandese e Scozzese, non ha in realtà a che vedere con i Celti, in quanto una particolare diffusione di questa caratteristica non

è riscontrabile in altre aree occupate dallo stesso popolo, incluse quelle dove la civiltà celtica si irradiò originariamente.

Sarebbero stati i cacciatori e raccoglitori paleolitici delle Isole Britanniche e i loro discendenti, i poco noti Prittani, ad aver

trasmesso questa caratteristica, anche stavolta ben prima della comparsa dei Celti.

A Crosshaven (Contea di Cork) in Irlanda tutti gli anni si celebra il Redhead Festival, evento dedicato alle persone dai capelli

rossi naturali. Successivamente iniziative simili sono sorte in altre località d’Europa.

Redhead Festival
Redhead Festival

 

I Celti nella questione britannica

 

Nel saggio di The Invention of Tradition pubblicato dalla Cambridge University nel 1983 venne mostrato come molti simboli

dell’identità nazionale scozzese non siano celtici ma molto più recenti.

Il kilt, associato alla Scozia e al suo retaggio celtico, risulta invece essere un’invenzione risalente al ‘700 da parte

dell’imprenditore inglese Thomas Rawlinson, proprietario di fornaci in Scozia.

Durante una visita nelle Highlands vide che i poveri del luogo vestivano con una lunga coperta in lana grezza con motivi tartan

che, cadendo dalle spalle, copriva l’intero corpo ed era bloccata all’altezza della vita, dando così l’impressione che la parte

inferiore fosse una gonna. Rawlinson ebbe l’idea di realizzare un gonnellino, staccato dalla coperta: l’aggancio alla tradizione fu

quindi un’operazione di marketing ante litteram.

Il kilt è quindi un abbigliamento moderno che il movimento romantico impose come segno di “antichità”.

L'iconico attore scozzese Sean Connery con il tradizionale kilt
L’iconico attore scozzese Sean Connery con il tradizionale kilt

 

I Celti furono a lungo utilizzati per rimarcare le differenze tra le nazioni costitutive del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda

del Nord: da un lato gli Inglesi volevano sbandierare la loro supposta superiorità di conquistatori con la loro origine e lingua

germanica, dall’altro i dominati Scozzesi, Gallesi e Irlandesi di contro volevano evidenziare  la loro particolarità etnica per

suffragare le loro pulsioni indipendentiste.

Si disse che con la ritirata delle truppe romane del 409 dopo Cristo si ebbe quello che si chiamò “Azzeramento Anglosassone”:  

i territori centrali della Gran Bretagna si sarebbero spopolati con spostamenti forzosi nelle aree periferiche per lasciar posto

alle tribù barbare degli invasori Angli, Sassoni e Juti. Questa visione è stata successivamente smentita da una tesi che prevede

un ben più sensato quadro, suffragato da basi storiche, etnografiche e genetiche, per cui queste genti si sono in realtà

progressivamente fuse, senza bruschi stacchi seppur costituendo peculiarità locali.

Pare che il già citato ciclo arturiano sia nato sul ricordo degli scontri tra queste popolazioni nella Gran Bretagna durante l’inizio

del Medioevo.

 

Chi sono davvero gli eredi dei Celti e della loro cultura?

 

Molti pensano erroneamente ai Celti come antitesi dei Romani ma, pur essendo stati sconfitti da questi, mantennero la loro

identità culturale accanto a quella romana. Furono i Germani, con cui molti erroneamente li confondono, a sommergerli

culturalmente e linguisticamente. Eppure la loro eredità ha continuato a esistere.

Si potrebbe dire che i popoli europei sono una grande famiglia dove qualcuno ha un grado di parentela più stretto rispetto ad

altri. La continuità con le popolazioni antiche è di difficile ricostruzione e le comparazioni genetiche offrono degli indizi utili

seppur non del tutto esaustivi. Quindi i reali eredi de popoli antichi, al di là della propaganda, sono tutti e nessuno?

Bisogna cercare di far chiarezza caso per caso, sicuramente in Francia, in parte del Nord Italia e nelle Isole Britanniche stanno i

loro più diretti discendenti ma molti non sembrano curarsi troppo di come stanno davvero le cose. Al di là delle

strumentalizzazioni e delle implicazioni politiche che spesso vanno a caratterizzare le ricostruzioni del passato purtroppo a

volte a discapito della verità, i popoli antichi come i Celti hanno un retaggio culturale che è patrimonio non solo degli Europei

ma anche di chiunque ami custodire questo affascinante e prezioso lascito culturale.

 

Motivo ornamentale celtico
Motivo ornamentale celtico

Riferimenti bibliografici

Grande Enciclopedia De Agostini, istituto geografico De Agostini, Novara, 1993

Angela Cerotti, I Celti – Alle origini della civiltà d’Europa, Giunti Editore, Firenze – Milano, 2005

L’invenzione dell’identità scozzese e il referendum per l’indipendenza

 

 

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David Sciuga

Si è laureato con lode prima in Lettere Moderne poi in Filologia Moderna presso l’Università degli Studi della Tuscia. Successivamente ha conseguito il Master di II livello in Management presso la Bologna Business School. La sua tesi di laurea magistrale “La critica della civiltà dei consumi nell’ideologia di Pier Paolo Pasolini” è stata pubblicata da "OttoNovecento", rivista letteraria dell'Università Cattolica di Milano, ed è tuttora disponibile sul portale spagnolo delle pubblicazioni scientifiche Dialnet. Da giornalista pubblicista ha lavorato per il Nuovo Corriere Viterbese e per diverse testate locali, inoltre è anche blogger, aforista e critico cinematografico. Ha collaborato con il festival teatrale dei Quartieri dell’Arte e con l’Est Film Festival, di cui è stato presidente di giuria. Come manager di marketing e comunicazione ha lavorato per STS Academy, agenzia di formazione di security e intelligence. Il suo racconto "Sala da ballo" nel 2012 è stato incluso nell’antologia del primo concorso letterario nazionale "Tracce per la Meta". Sempre nello stesso anno è stato premiato con il secondo posto al Premio Internazionale di poesia “Oggi Futuro” indetto dall’Accademia dei Micenei. È stato moderatore di conferenze di geopolitica dove sono intervenuti giornalisti di rilievo nazionale. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo romanzo "Due fratelli" con la casa editrice Lulu.com. Collabora con il web magazine "L'Undici".

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