L’economista Michael Hudson: “esiste un’alternativa alla finanza predatoria globalista”

L’economista Michael Hudson: “esiste un’alternativa alla finanza predatoria globalista”

Dopo la spietata, ma purtroppo realistica, analisi sulla Crisi Russia-Ucraina, Pepe Escobar torna a farsi sentire per quanto riguarda un fenomeno chiave nella guerra tra pensiero unipolare e pensiero multipolare: il debito in dollari, nello specifico degli stati nel sud del mondo.

La linea di principio posta da Pepe Escobar viene rintracciata nel libro dell’economista Michael Hudson, intitolato The Destiny of Civilization: Finance Capitalism, Industrial Capitalism or Socialism, che pone il tutto – in estrema sintesi, ben inteso – nell’assunto essenziale di “Socialismo o Barbarie”, o per dirla in maniera meno categorica in Socialismo vs Capitalismo Industriale-Finanziario.

Michael Hudson mette in luce le fasi chiave della strategia tecno-capitalistica globalista, che comprende la deindustrializzazione, poiché il “90 % delle entrate aziendali statunitensi viene utilizzato per condividere riacquisti e pagamenti di dividendi per supportare i prezzi delle azioni delle società“. D’altronde, svuotare il settore pubblico per trasferirlo nei centri finanziari (Wall Street, City of London, Banche Svizzere etc etc) è la manovra essenziale del potere finanziario globale.

La strategia dell’imperialismo militare e finanziario degli Stati Uniti consiste nell’instaurare oligarchie e dittature clienti, e insieme alleati arrugginiti per unirsi alla lotta contro avversari designati sovvenzionando non solo i costi di guerra dell’impero (chiamati “difesa”) ma anche i programmi di spesa interna della nazione imperiale“.

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In effetti – sottolinea Escobar – Questa è l’antitesi esatta del mondo multipolare auspicato soprattutto dalla Russia e dalla Cina. La stessa Guerra Fredda rinnovata ai tempi odierni è fondamentalmente diretta dal potere finanziario incentrato sugli Stati Uniti, e operativo nel sostenere le oligarchie renitenti contro le nazioni che cercano di costruire un’autosufficienza più diffusa, un mercato interno e una prosperità nazionale. Tutto questo si trasforma in una “strategia del sottosviluppo” a conduzione necessariamente finanziaria. D’altro canto, i grandi istituti dell’alta finanza sono impareggiabilmente abili nello strumentalizzare la pressione del Fondo Monetario Internazionale per trasformare il pubblico in privato. Esempi in tal senso non mancano come ben sapete, e uno recente lo abbiamo visto in Sry lanka. Le infrastrutture e i settori pubblici diventano monopoli o oligopoli privatizzati, e tutto questo attraverso il debito o le “condizionalità” dei prestiti. Il Movimento dei Paesi non allineati (NAM), fondato a Belgrado nel 1961 con 120 nazioni e 27 osservatori è diventato più che mai una minaccia per la strategia globale degli Stati Uniti che hanno reagito provocando una neverending story di destabilizzazioni, guerre etniche e le prime incarnazioni della rivoluzione colorata, diventando una fucina di dittature. L’ incontro a Houston il 19 dicembre 1990 per “celebrare” lo scioglimento dell’URSS può essere visto come la fase apicale di questi processi che non hanno certo cessato dopo.

Secondo l’economista Michael Hudson, la voglia dell’occidente di ritornare al saccheggio della Russia degli anni ’90 alimenta il “sequel” odierno della Guerra Fredda che consiste nell’imposizione della diplomazia del dollaro che deve affermare il suo controllo su ogni economia straniera. Hudson sottolinea che secondo lui La Guerra Fredda di oggi non viene condotta solo contro Russia e Cina, “ma contro tutti i paesi che si oppongono alla privatizzazione e alla finanziarizzazione sotto il patrocinio degli Stati Uniti“. Hudson evidenzia inoltre che in fin dei conti, la politica cinese segue quasi lo stesso percorso che il protezionismo americano operò dal 1865 al 1914: sussidi statali per l’industria, ingenti investimenti di capitale del settore pubblico, spesa sociale per l’istruzione e l’assistenza sanitaria per migliorare la qualità e la produttività del lavoro. Gli USA usavano queste politiche eppure negli Stati Uniti questo non era chiamato nè  marxismo nè socialismo; era semplicemente un modo logico di guardare all’industrializzazione e al funzionamento del proprio sistema economico e sociale.

per sovvertire lo stato sociale, il capitalismo finanziario:

ha lasciato l’economia statunitense principalmente con avanzi agricoli dell’agrobusiness e monopoli nella tecnologia dell’informazione (sviluppata in gran parte come sottoprodotto della ricerca militare), struttura militare e brevetti farmaceutici (basati sul denaro pubblico iniziale per finanziare la ricerca) in grado di estorcere la rendita monopolistica rendendosi ampiamente esentati dalle tasse utilizzando centri bancari offshore”.

In sostanza, secondo Hudson lo stato attuale “dell’impero occidentale” è fare un cieco affidamento sulla classe redditiera che spadroneggia, acquista, stupra e saccheggia il settore pubblico attraverso il debito e sull’organizzazione diplomatica basata sull’egemonia del dollaro da questo derivano, tra le tante cose, le sanzioni illegali e unilaterali che gli USA infliggono a Russia e Cina.

La ricetta? Un programma di contro-rendita…

Alla fine di tutto, inevitabilmente la questione termina con il valutare se nel futuro le risorse naturali, la terra, l’acqua, denaro e credito, e molto altro saranno completamente nelle mani di oligarchie di redditieri o se usati per risalire verso benessere e prosperità. La domanda di Hudson può sembrare ovvia, ma effettivamente è questo interrogativo la vera bussola per creare un comportamento politico adatto a reagire alla pressione dell’alta finanza. Implicito nel discorso di Hudson e non meno nelle interpretazioni di Pepe Escobar è il focus sul comportamento del “Sud” del mondo, il quale, secondo lo stesso Hudson dovrebbe adottare definitivamente un programma di contro-rendita che consiste anzitutto nella proprietà pubblica dei monopoli naturali; infrastruttura di base in mano pubblica; autosufficienza nazionale – soprattutto, nella creazione di denaro e credito; tutela dei consumatori e del lavoro; controlli sui capitali – per impedire l’assunzione di prestiti o la contrazione di debiti in valuta estera; tasse sul reddito da lavoro come l’affitto economico; tassazione progressiva; una tassa fondiaria ; utilizzo del surplus economico per investimenti di capitale tangibile; e ultimo ma non ultimo, l’autosufficienza alimentare nazionale.

Nel suo commento al libro, Pepe Escobar sottolinea che è necessario capire come – secondo questi concetti – bisogna inquadrare il dibattito in corso dell’Unione Economica Eurosiatica, anche in relazione ad uno sguardo futuro dei rapporti tra Russia e Cina. E’ naturale chiedersi se il modello finanziario monetario alternativo che Russia e Cina stanno creando possa essere applicabile nel contesto globale, soprattutto per sfuggire alle ingerenze dell’economia globalista anglosassone. Hudson spiega a riguardo che il successo risiede nella capacita di portare a termine riforme sistemiche e non solo capillari al singolo settore. Le economie occidentali sono finanziarie e la creazione del debito/credito è in mani private, che inevitabilmente parassitano l’economia industriale per generare guadagni finanziari.

A1mm44btPwL  UY200 In effetti ciò che dice Hudson trova ampissimo riscontro che per molti di noi non è ovviamente un segreto, ma è paradigmatico vedere come tutti i modelli commerciali occidentali convergono su una comunanza di “vizi” che sono – tanto per evidenziare i più macroscopici – dipendenza soprattutto tecnologica e tecno-finanziaria dai settori statunitensi (sistemi operativi, sistemi di pagamento, social network) che tuttavia spesso è anche dipendenza da esportazione di prodotti agricoli e petrolio. Un secondo vizio è una mentalità rinunciataria verso l’autosufficienza domestica agricola e dei cereali, sostituita dall’acquisto da piantagioni e “latifondi” estesi di paesi stranieri. Si potrebbe anche aggiungere tutto il discorso che vede nella finanza una parte del PIL e non come spese che invece sottraggono potere e reddito al lavoro e all’industria. Per Michael Hudson, l’autosufficienza di cibo, energia, tecnologia è fondamentale per liberarsi del capitalismo predatorio di cui gli Stati Uniti sono fedeli alfieri. Gli Stati Uniti declassano come concorrenza “sleale” tutto ciò che è in grado di competere con la loro proposta, diventa sicchè necessario organizzae un libero commercio alternativo, che però si estenda a creare alternative anche al FMI, Banca Mondiale e all’Organizzazione Mondiale del Commercio e…

… purtroppo, un’alternativa richiede anche un coordinamento militare come la SCO  – l’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai – per difendersi dalla militarizzazione del capitalismo finanziario incentrato sugli Stati Uniti“.

Questa è la formula con cui si può evitare la circostanza complessa in cui incappano gli stati a causa dell’aggressione predatoria dell’alta finanza. Michael Hudson fa presente infatti che una delle sfide importanti per i paesi del “sud del mondo” è evitare il default. La guerra in Ucraina ha generato il forte aumento dei prezzi dell’energia, dei beni alimentari e dei prezzi di spedizione. Ciò manderà in deficit pubblico il bilancio di taluni stati che apriranno quindi una crisi mentre il loro debito in dollari verso banche e obbligazionisti scade.  Gli Stati Uniti hanno aumentato il tasso di cambio del dollaro non solo nei confronti dell’euro e dello yen giapponese, ma anche nei confronti degli stati meridionali del mondo e di altri paesi. Questo significa naturalmente che quest’ultimi dovranno pagare alla fine molto più delle loro entrate e tutte le loro esportazioni serviranno (e non basteranno) a pagare il loro debito, trovandosi nella scelta di poter evitare il default solo rinunciando a Cibo e Petrolio, e tutto ciò che ne deriva in termini di shock sociale. A quel punto potrebbe intervenire il Fondo Monetario Internazionale, proporre a questi stati la formula del Diritto speciale di Prelievo (Special Drawing Rights) per consentire di mantenere le cose normali e pagare ma, presumo abbiate già intuito il prezzo: vale a dire contrazione di altri debiti e di austerity, impegnando e svendendo terra, foreste, sorgenti d’acqua. Il tutto si può evitare con una “Massa Critica” che consiste nel creare una alternativa a tutto, che contrariamente agli anni ’70 (epoca in cui questi termini furono ipotizzati) potrebbe essere possibile grazie alla potenza della Cina e della Russia e alle risorse di paesi come Iran, India e non solo, per l’emersione di un nuovo sistema economico mondiale, un mercato libero di rendita, la destinazione che la storia avrebbe dovuto avere se non ci fossero state deviazioni e caos creati dalla ricerca ossessiva di raggiungere oligopoli privilegiati, monopoli, finanza predatoria e proprietari terrieri. “[…] potrebbe diventare più facile entro la fine dell’estate […] una realtà che torna a ciò che erano gli ideali di base dell’economia classica

Riferimenti

Michael Hudson Sito Ufficiale (Scheda Libro)

The Cradle – 9 Giugno

 

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Pat Antonini

Ha studiato letterature e lingue straniere moderne, collabora stabilmente con Hyperborea, Centro Studi Eurasia Mediterraneo, Dragonsword e Punto di Fuga

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