L’informazione e la comunicazione ai tempi del Coronavirus

L’informazione e la comunicazione ai tempi del Coronavirus

Informazione e comunicazione, durante il Coronavirus, hanno plasmato ad unica massa pensante l’opinione pubblica. I modi di pensare non sono mai stati così omogenei come ora. Se già prima si parlava di “pensiero unico” per definire l’allineamento dei media che godono di maggiore audience, cosa incompatibile con il concetto di democrazia, che dovrebbe invece garantire la pluralità. Con questa situazione eccezionale il processo di accentramento sembra aver subito un’accelerata. Risulta più che mai fondamentale capire il ruolo dell’informazione e della comunicazione e quanto possa essere importante garantirne la libertà 

 

Una comunicazione da scenario di guerra

Una comunicazione da guerra
Una comunicazione da guerra

 

“Si tratta della Tipica comunicazione scenari di guerra, l’epidemia di Coronavirus dal punto di vista mediatico è paragonabile all’11 settembre, il più grande evento dalla Seconda Guerra Mondiale. Una grande opportunità per cambiare le carte in tavola per lo scacchiere geopolitico internazionale e ognuno usa le sue mosse, che passano anche per la comunicazione. Tutti cercano la loro occasione per far uscire loro in piedi con li altri stesi” spiega il giornalista ed esperto di politica internazionale Franco Fracassi.

 Ogni giorno c’è conferenza stampa Protezione Civile al posto dei Generali con la conta dei decessi del giorno: si tratta di tutti i decessi ma allo stesso tempi i telegiornali li fanno passare per i dati dell’epidemia. La comunicazione ufficiale diventa una struttura, le fondamenta della narrazione. Lo stato di tensione esacerbata e di eccezionalità perenne è quello della comunicazione da scenario di guerra.

 Il problema non è veridicità he viene raccontato ma come viene raccontato: il punto di vista in comunicazione è cosa fondamentale di chi racconta e di chi lo riceve.

Il pensiero unico che sembra tornare a imporsi

 Il punto di vista di chi racconta è unico e sta diventato unico anche quello di chi lo riceve. Ci hanno indottrinato a pensarla allo stesso modo: in Italia oltre 90% persone approvano operato governo, non è mai successo questo in Italia nel Dopoguerra. Tutti la pensano allo stesso modo. Senso critico è fondamentale: quando la pensano tutti allo stesso modo c’è un problema: nessuno pensa, il sistema non funziona.

Il concetto di fake news è stato coniato da Ilary Clinton durante la campagna elettorale alla presidenza degli Stati Uniti. Si discute di un’unità che dovrebbe controllare le fake news, basterebbe leggere dei quotidiani che non di rado sono fakenews continua, uno di questi è di uno di questi giornali. Tutti i giorni pubblicano i giornali, ma controllano chi ha un pensiero diverso. in pochi mesi attraverso un virus abbiamo infettato la democrazia: libertà circolazione e movimento, controllo vita politica e poi controllo del pensiero. Panico collettivo che spinge a vedere l’altro che ti metterà i guai, ora controllare il pensiero libero che è rimasto su internet. tutti i giornali Producono informazione e comunicazione spesso controllate. I giornali non lasciano un discorso pluralistico, sono diventati impenetrabili: sono pensiero pubblico: Come in giornali e in tv. Siti web danno fastidio anche se seguiti da pochi, il livello del dibattito dovrebbe essere diverso. Il dibattito pubblico in Italia chiuso più che altre parte molti, in Italia non ci sono posizioni differenti. In Italia discussione è in questo periodo vietata.

 

Il ruolo della libertà d’espressione e il pericolo che sta correndo

Censura
Censura

 

 In un panorama dove i mezzi di informazione mainstream quali televisioni e quotidiani sono ampiamente a senso il solo spazio rimasto è  la rete: bisogna bloccare anche lì per soffocare il pluralismo e la libera circolazione di idee. Si alza la mannaia della censura anche laddove non si ci poteva immaginare, il .  Si prevede una task force governo per cercare le “fonti di movimento sovversivo”, identificare le sorgenti di controinformazione quando invece è assurdo accusare chi non è responsabile di divulgazione informazioni. Si pongono le basi per identificare sorgenti su internet da mettere a tacere. La “La libertà di pensiero è garantita dalla Costituzione con l’articolo 21. Sembra che l’obiettivo sia evitare che si crei una critica nel modo di affrontare l’emergenza dell’epidemia” osserva il giurista Giuseppe Palma.

In una situazione in cui i grandi mezzi d’informazione sono allineati a un pensiero unico, almeno nella rete dovrebbe poter circolare tutto, magari qualche fake news, deve decidere singolo a chi dare credito, non un’autorità autorità suprema. L’unica discussione e che deve sempre restare aperta è la possibilità di discutere a mezzo di informazione e comunicazione libere.

“Il diritto di criticare e il diritto di esprimere il libero pensiero  è sancito dall’articolo 21 della costituzione e questo non può essere messo in discussione – concordano becchi e Palma – soprattutto quando si fa a criticare il governo: questa è l’essenza della democrazia, altrimenti non si può parlare di democrazia”

“Vengono messi in discussione diritti fondamentali hanno richiesto secoli di lotta con milioni di morti: bisogna sempre lottare per questi diritti. Libertà che è costata milioni di morti nel corso dei secoli passati – afferma il filosofo Paolo Becchi – si passa da un’emergenza all’altra senza accorgersene. Il ruolo della politica di occuparsi della vita dei cittadini e dei loro reali e concreti Problem si va pericolosamente via via riducendo e di questo le masse se ne sono rese conto”.

“Il diritto di criticare e il diritto di esprimere il libero pensiero  è sancito dall’articolo 21 della costituzione e questo non può essere messo in discussione – concordano becchi e Palma – soprattutto quando si fa a criticare il governo: questa è l’essenza della democrazia, altrimenti non si può parlare di democrazia”.

La pluralità di internet è importante. Chi vuole eliminarla sfrutta ogni occasione, le emergenze sono giustificazione perfette in questo senso. Internet finora è convenuto a tutti: nessuno trae vantaggio da censura su internet. La censura fa allertare un senso: in URSS la maggior parte della popolazione non credeva a quello che sentiva o vedeva. I Sovietici paradossalmente credevano a quello che arrivava dall’Ovest, anche se erano voci false. Stesso discorso per il Sud Africa c’era la censura e la gente trattava l’informazione come spazzatura.

 Un certo livello di consenso è necessario al potere e per farlo tuttavia serve anche un recinto “protetto” dove esercitare la pluralità e mantenere un equilibro che giova a tutti.

L’unanimità e la censura non fanno bene a nessuno e neanche a chi vuole metterla. La disorientante macedonia di informazioni  resa disponibile finora su internet è dotata di una funzione precisa: mantenere quell’eccesso di  rumore  che porta a perdersi facilmente se non si ha la capacità di filtrare ed elaborare le informazioni, senza dare una rotta precisa.

Per filtrare ed elaborare le informazioni serve capacità analitica, cultura, preparazione e tempo, elementi che non tutti hanno a disposizione, a maggior ragione in un’epoca dove la gente viene bombardata da stimoli brevi e continui, rimanendo stordita.

Basta una voce con un’audience maggiore, come tv mainstream e giornali, per indicare senza troppa difficoltà la rotta delle persone. Fb e internet sono veicolo di fake news, come i giornali (che fecero circolare false notizie sulla I Guerra del Golfo). Le fake news la buttano in confusione.

Questa confusione disturba le persone che invece hanno bisogno di un punto di riferimento. Il modo migliore per rendere innocuo qualcuno è non parlarne: chi non vuole dar peso alle face news non deve parlarne e in qualche modo che vengano accesi i riflettori su quelle notizie. Il problema è riuscire a fare un quadro certo alle persone, cosa che non viene fatta. Le persone invece sono confuse sul da farsi e su quello che accadrà dopo la situazione. Questa totale confusione non fa altro che avvantaggiare chi le idee chiare ce l’ha. Il mondo non è verticale e fatto a compartimenti stagni: il mondo è fatto strati. Chi sta ai vertici guarda in avanti e si organizza le mosse successive. La confusione non fa altro che far sì la società resti inerme, permettendo a chi, a livello transnazionale, ha potere decisionale di agire, a meno di imprevisti, senza troppi disturbi.

L’informazione e la comunicazione hanno un ruolo fondamentale per la società e per i giochi potere, costituendo quindi un’affilatissima arma a doppio taglio.

L’informazione e la comunicazione sono quindi pedine decisive sullo scacchiere internazionale. Avere gli strumenti per leggere al meglio possibile fra le righe quello che sta accadendo, per quanto sia forse impossibile avere a priori un quadro completo, è una necessità per esercitare i propri diritti di liberi cittadini.

Per il bene di tutti e  a prescindere da qualsiasi cosa possa accadere e qualsiasi siano le idee di ognuno, non si può prescindere dalla libertà d’espressione e dall’esercizio della libera informazione.

informazione e comunicazione
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Blibliografia e fonti

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David Sciuga

Si è laureato con lode prima in Lettere Moderne poi in Filologia Moderna presso l’Università degli Studi della Tuscia. Successivamente ha conseguito il Master di II livello in Management presso la Bologna Business School. La sua tesi di laurea magistrale “La critica della civiltà dei consumi nell’ideologia di Pier Paolo Pasolini” è stata pubblicata da "OttoNovecento", rivista letteraria dell'Università Cattolica di Milano, ed è tuttora disponibile sul portale spagnolo delle pubblicazioni scientifiche Dialnet. Da giornalista pubblicista ha lavorato per il Nuovo Corriere Viterbese e per diverse testate locali, inoltre è anche blogger, aforista e critico cinematografico. Ha collaborato con il festival teatrale dei Quartieri dell’Arte e con l’Est Film Festival, di cui è stato presidente di giuria. Come manager di marketing e comunicazione ha lavorato per STS Academy, agenzia di formazione di security e intelligence. Il suo racconto "Sala da ballo" nel 2012 è stato incluso nell’antologia del primo concorso letterario nazionale "Tracce per la Meta". Sempre nello stesso anno è stato premiato con il secondo posto al Premio Internazionale di poesia “Oggi Futuro” indetto dall’Accademia dei Micenei. È stato moderatore di conferenze di geopolitica dove sono intervenuti giornalisti di rilievo nazionale. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo romanzo "Due fratelli" con la casa editrice Lulu.com. Collabora con il web magazine "L'Undici".

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