Orwell, Huxley, Brudbury: a società occidentale post 11 settembre in tre romanzi profetici

Orwell, Huxley, Brudbury: a società occidentale post 11 settembre in tre romanzi profetici

A volte la letteratura risulta essere il modo migliore per descrivere la società.  È il paradosso per l’arte: per cui una menzogna estetica si fa il modo più vivido per raccontare la verità. Ma in altre occasioni si va oltre: questa arriva a descrivere, con straordinario dettaglio, degli aspetti di una situazione ancor prima che si verifica, spesso per mettere in guardia dai possibili rischi che si corrono. In particolare tre romanzi hanno delineato con straordinaria lucidità alcuni aspetti via via sempre più evidenti della società occidentale occorsi a partite dal celebre attentato dell’ 11 settembre 2001: “1984” di George Orwell del 1949, e Brave New World di Aldous Huxley del 1932 e Fahrenheit 451 di Ray Bradbury del 1953.

1984, il totalitarismo del controllo perenne

La narrazione segue Winston Smith, un funzionario che vive a Londra, capitale di Oceania, uno dei superstati in cui è diviso il mondo. La comunità è soggiogata da un regime totalitario al cui vertice c’è la fantomatica figura del Grande Fratello. Le persone sono spiate continuamente con telecamere in ogni dove, che non lasciano nessuna intimità, seguendo i cittadini anche nelle loro abitazioni e monitorando ogni aspetto della loro vita. Winston lavora al Ministero della Verità, che si occupa di falsificare i fatti, andando a cambiare così la percezione degli avvenimenti. Il sesso è consentito solo se finalizzato alla procreazione: lo stato controlla ovviamente anche questo aspetto della vita delle persone. Le cose cambiano quando Winston incontra Julia, donna con la quale instaura una relazione, mettendo loro stessi quindi a rischio. In apparenza si tratta di un uomo mite e perfettamente conformato allo status quo, ma dentro di sé si sente oppresso da questa dittatura così profonda e penetrante che decide di entrare nella resistenza insieme a Julia. In Occidente si vive in una società dove la privacy non viene considerata un valore, come dichiarò Mark Zuckemberg, CEO e fondatore di Facebook. Il comportamento di ogni utente su internet viene tracciato grazie un complesso sistema di datafishing. Il motivo? Fornire un profilo, costantemente aggiornato, da poter vendere alla grande multinazionali, permettendo loro di intercettare gli utenti unendo i dati a ricerche di gruppi di psicologi, neurologi e sociologi. Il mondo diviso in tre superstati ricorda da vicino le istituzioni sopranazionali come l’Unione Europea, che mirano a sostituirsi agli stati nazionali e a costituire delle entità politiche accentratrici dominate da ristretti gruppi oligarchici. I fatti vengono falsificati e riscritti, cambiando il corso della Storia, così com’è impressa nell’immaginario collettivo. Si è visto che certe notizie vengono fatte sparire dai media mainstream e altre vengono opportunamente modificate, mentre i siti le testate giornalistiche alternative vengono osteggiati e la  condivisione dei loro contenuti su alcuni social network scivola in basso nelle home page, così come perdono di visibilità i profili di chi condivide articoli e video sgraditi. La cosa diventa evidente quando questi utenti incappano nella sospensione del loro account, rei di aver utilizzato la libertà d’espressione in una modo giudicato meritevole di “correzione”.

“Guerra è pace. La libertà è schiavitù l’Ignoranza è forza”

Questo motto è uno dei passaggi più riconoscibili del romanzo: esempio di bipensiero, che permette di ritenere vero un concetto e il suo esatto opposto. Principio che abbiamo visto applicato nella comunicazione di massa, laddove giornalisti opinionisti e grandi esperti quali tecnici e scienziati, esprimendosi sui temi caldi del momento che monopolizzano l’attenzione, tutto e il contrario di tutto senza che qualsiasi osservazione contraria abbia diritto di cittadinanza. Il fine è creare una confusione tale in cui le direttive dell’autorità emergano con maggiore forza.

George Orwell
George Orwell

Parallelamente la guerra viene portava avanti come condizione necessaria per mantenere un equilibrio e per l’oliare l’economia, proprio come accade nel mondo contemporaneo dove sembra dover esserci sempre la minaccia di un conflitto e si passa interrottamente da un’emergenza a un’altra, così da tenere sempre la comunità sulla corda. Inoltre con Wikipedia, spacciata come l’enciclopedia libera, certo abbastanza affidabile per ricerche asettiche o frivole, ma che subisce imbarazzanti censure o modifiche se si parla di questioni divisive o politicamente rilevanti, si arriva fino alla cancellazione di intere pagine, in un lavoro di correzione e cancellazione delle voci che ricorda da vicino quello di Winston al Ministero della Verità.

Brave New Word, una società dominata dalla scientismo

Il mondo è retto da un governo unico diviso amministrativamente in 10 sezioni, ognuna amministrata da un governatore locale. La memoria storica è andata perduta e si sa soltanto che è in atto una lunga e non meglio definita guerra per difendere l’ordine precostituito, in uno stato belligerante perenne come in 1984. “Comunità, identità stabilità” sono i cardini di una società retta da uno scientismo imperante: ogni aspetto della vita delle persone è preordinato e retto nei minimi dettagli da principi di controllo, ordine e sicurezza. Gli embrioni vengono generati in delle serre, dove poi ricevono una manipolazione biologica e psicologica: vengono sottoposti a dei traumi finalizzati al condizionamento mentale. Le persone, grazie a questo complesso e crudamente asettico sistema di manipolazione, sono rigidamente divise in classi sociali, diverse anche biologicamente: alfa, beta, gamma, delta e epsilon. Le persone non conoscono vecchiaia e malattia, vengono spente artificialmente all’età di circa 60 anni e non affrontano né insoddisfazione né sofferenza: lo stato fornisce il Soma, una droga, sotto forma di gomma da masticare, che dà un benessere artificiale. Il protagonista è Bernardo Marx, un alfa anomalo, una sorta di “errore di fabbricazione”.

Aldous Huxley
Aldous Huxley

Lui si sente spaesato e inadatto a conformarsi in una società priva di sentimenti ed emozioni autentiche, dove l’individuo, sottostante a riti sociali per lui incomprensibili, è completamente eterodiretto. Il sistema mette la persona al riparo dai rischi e dalla frustrazione, il prezzo sono le emozioni autentiche e la libertà. Cercando delle alternative a un modo di vivere che non riconosce come suo decide di visitare una riserva naturale dove le persone nascono, crescono e muoiono in modo naturale. Uno dei ragazzi della riserva viene a contatto con il “mondo civilizzato”, finendo crudelmente per diventare un’attrazione come fenomeno da baraccone. Si è assistiti a un dominio della classe scientifica, la cui parola diventa incontestabile, quasi portatrice di un’autorità mistica, come quella che un tempo potevano avere sacerdoti e stregoni. Nello Scientismo queste discipline, considerate l’apice del sapere, permettono a chi le rappresenta chi la rappresenta diviene incontestabile e si dà per scontato che parla in suo nome lo fa per il bene comune e non per interessi egoistici e di profitto, come se fosse appunto coperto da un’aura di sacralità. In questo contesto le case farmaceutiche assumono particolare potere e rilevanza. Il sapere umanistico viene considerato obsoleto e inutile e perché “quando non si ha l’abitudine alla storia la maggior parte dei fatti del passato sembrano incredibili”, in quanto fonte di spirito critico. I retaggi culturali, le religioni, l’istituzione della famiglia, vengono infatti visti come qualcosa di superato, un ostacolo inutile verso la creazione dell’individuo massa, uguale ovunque così da poter contare su una potenzialmente sconfinata fetta di mercato unica modellabile culturalmente attraverso la cultura di massa, il cosiddetto soft power. Il consumismo imperante come unico stile di vita, l’acquisire merci per acquisire merci come mezzo omologante di essere sdoganati come membri di un gruppo sociale assume una pressione crescente. In una società dove il consumo di droghe dilaga, ben più di quanto sostengano le stime ufficiali, ora esistono delle droghe legali alla portata di tutti, atte a elargire razioni a buon mercato di dopamina, il neurotrasmettitore della soddisfazione e del piacere: i cellulari e le loro app, i social network che danno a tutti la possibilità, spessissimo illusoria, di sentirsi delle piccole celebrità, il porno e qualsiasi stimolazione audiovisiva che pone in uno stato di perenne sollecitazione, senza mai accedere a un livello di concentrazione profondo. Esemplare è l’esplosione di Tik Tok, social network cinese dove si condividono video brevissimi, frenetici e d’impatto. Si tratta di una sorta di contentino che evidentemente ha contribuito a rendere più facili la confisca di diritti essenziali dati per assodati, rendendo le masse più apatiche e gestibili.

“Faranheit 451”, l’importanza del sapere e dell’informazione

L’importanza del controllo dell’informazione e il fatto che una menzogna ripetuta diventi una verità incontestabile agli occhi delle masse sono trattati nei due romanzi precedentemente affrontati ma è in Fahrenheit 451 che il tema della limitazione e della manipolazione del sapere assume un ruolo particolarmente centrale. In un mondo dove leggere e possedere libri è reato e dove la gente è succube dell’autorità della televisione, il protagonista è Guy Montag, un uomo comune di professione pompiere. Solo che i pompieri in questa realtà distopica invece che prevenire gli incendi devono bruciare i libri (451 rappresenta all’incirca la temperatura in cui bruciano i libri): qualsiasi sapere che è sganciato da quello che viene dall’autorità dei mass media è ritenuto reato. Guy trova soddisfazione dal compiere bene il suo lavoro. Il resto della sua vita, tuttavia, è del tutto carente essendo egli lontano dal contatto con la natura e in una relazione coniugale insoddisfacente, con una moglie con cui non avviene una reale comunicazione. Il tutto fino a che il personaggio non riuscirà a trovare una scossa inaspettata: l’incontro con una ragazza, proprio come accade a Winston, il protagonista di 1984. Clarisse è la figlia dei vicini ancora adolescente ed è stata cresciuta dalla famiglia in maniera ribelle, senza televisione e stimolando lo spirito critico. Montag, che nel frattempo ha perso la moglie, morta per un’overdose da farmaci, scopre così il proibito piacere per la lettura. L’ormai ex pompiere incontra il professore di inglese Faber che gli fa comprendere appieno l’importanza del sapere veicolato dai libri e della ricerca, mentre invece da tempo la gente si è fermata a spiegazioni semplici e superficiali.

Ray Bradbury
Ray Bradbury

Nella società contemporanea i libri non sono certo proibiti ma soffrono la concorrenza di altri mezzi di intrattenimento, mentre l’informazione è calata notevolmente di qualità e  tende a scivolare in uno stato spurio dove si fonda con l’intrattenimento, chiamata infotainment,fusione di information e entertainment. La riflessione cardine che offre il testo riguarda non solo la cultura ma anche l’importanza del linguaggio. Sembra infatti anticipato lo stile imposto da twitter fatto di frasi minime e con un numero di parole avaramente concesso. Tutto è semplice immediato, non c’è spazio per dettagli e sfumature. O bianco o nero. O sta di qua o di là. Se opponi un’osservazione che non si cataloga nel diktat imperante del momento ricevi qualche etichetta sconveniente che scredita te come persona prima ancora del contenuto esecrabile che hai osato proporre. Tutto deve essere innocuo, guai a offendere la sensibilità delle minoranze: risulta sconveniente esprimersi in modo rilevante su qualsiasi argomento, come accade oggi nel fenomeno che viene chiamato cancel culture. La scuola subisce un’involuzione a livello di contenuti e impegno richiesti, si arriva a fare i conti con un preoccupante analfabetismo di ritorno e anche tra i professionisti di alto profilo si trovano preoccupanti carenze sintattiche. Gli intrattenimenti sono immediati e di semplice fruizione, senza risultare quindi tendenzialmente troppo impegnativi. Devono solo permettere un’evasione dalla realtà. Tutto è finalizzato all’omologazione: ognuno deve pensare allo stesso modo, attraverso una soppressione di idee complesse e personali. La crisi del mercato editoriale, preconizzata nel testo, è puntualmente avvenuta. La capacità di discernere e scegliere sono frutto della consapevolezza che ha bisogno di essere coltivata attraverso la cultura, invece si cerca di tenere una società formata da individui incapaci di ragionamenti complessi e che compiono azioni senza sapere bene il perché.

Conclusioni

Questi tre romanzi colgono aspetti fondamentali e tendenze della società post-industriale, in particolar modo dopo la deriva autocratica giustificata da uno stato di emergenza continuo dopo il tristemente celebre attentato delle Torri Gemelle a New York dell’11 settembre 2001. In particolare 1984 pone l’accento sul controllo accentratore, Brave New World sul controllo emotivo e Faranheit 451 l’importanza dell’inaridimento del linguaggio come impoverimento del pensiero e sulla deprivazione della cultura. Esistono tematiche in comune tra le opere quali lo stato perenne di allerta per una non meglio specificata minaccia, l’importanza del controllo del linguaggio mezzo di dominio, la richiesta di sacrificare le libertà individuali per un presunto interesse collettivo e la presentazione del sistema vigente come l’unico possibile. Le citazioni a sproposito 1984 e l’abuso del termine “orwelliano” non devono far passare in secondo piano la genialità di un’opera che arriva dritta allo stomaco. Se quando venne pubblicata molti critici la ritennero un riferimento al regime comunista sovietico, è ben oltre che l’autore voleva andare a parare. Tra queste opere è emersa l’opinione comune tra i critici e gli intellettuali della controinformazione invece che il romanzo di Huxley sia quello più preciso nel descrivere ciò che sarebbe avvenuto, in quanto delinea una società i cui membri non desiderano affatto riconquistare le libertà che non possiedono più perché non ne sentono la necessità. Huxley ha conosciuto fin troppo bene alcuni piano che vediamo attuati o in fase di progettazione, non a caso suo nonno era embro dell’X Club, antesignano della Fabian Society, che sta dietro a molti fenomeni che hanno fortemente indirizzato la società in termini di finta inclusività, volta invece all’accentramento di un potere che si giustifica dietro l’autorità dei tecnici e scienziati. Bradbury ha anticipato l’allontanamento dalla cultura in concomitanza con un crescente progresso tecnologico a disposizione di tutti, in un contesto dove i mass media predeterminano le azioni di una mandria di incolti tecnologicizzati, potenziali agnelli sacrificali di un neofeudalesimo globalizzato. Se le opere di Orwell e quella di Huxley sono pessimiste, il libro di Bradbury apre una finestra alla possibilità di ricostruire una nuova e migliore società.

È caratteristica del genio essere talmente avanti da anticipare il futuro, colpisce quanto questi tre grandi scrittori siano, in un modo o nell’altro giunti nel dettaglio. La letteratura non è solo bellezza, introspezione o intrattenimento, ma un mezzo per veicolare idee e contribuire a migliorare il mondo e la società.

Che fare però, dove solo una minoranza crescente, ma non ancora abbastanza numerosa, ha orecchi per intendere? Non è semplice ma, tanto per cominciare non sarebbe una cattiva idea seguire, ogni volta che è possibile, il suggerimento, del poeta spagnolo e Premio Nobel Juan Ramòn Jiménez:

“Se vi danno un foglio con le righe già tracciate, scrivete dall’altra parte”.

Romanzi distopici
Romanzi distopici

Riferimenti

George Orwell, Romanzi e Saggi, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 2000

Aldous Huxley, Il Mondo Nuovo, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 2007

Ray Bradbury, Fahrenheit 451, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 2017

 

Author Image
David Sciuga

Si è laureato con lode prima in Lettere Moderne poi in Filologia Moderna presso l’Università degli Studi della Tuscia. Successivamente ha conseguito il Master di II livello in Management presso la Bologna Business School. La sua tesi di laurea magistrale “La critica della civiltà dei consumi nell’ideologia di Pier Paolo Pasolini” è stata pubblicata da "OttoNovecento", rivista letteraria dell'Università Cattolica di Milano, ed è tuttora disponibile sul portale spagnolo delle pubblicazioni scientifiche Dialnet. Da giornalista pubblicista ha lavorato per il Nuovo Corriere Viterbese e per diverse testate locali, inoltre è anche blogger e critico cinematografico. Ha collaborato con il festival teatrale dei Quartieri dell’Arte e con l’Est Film Festival, di cui è stato presidente di giuria. Come manager di marketing e comunicazione ha lavorato per STS Academy, agenzia di formazione di security e intelligence. Il suo racconto "Sala da ballo" nel 2012 è stato incluso nell’antologia del primo concorso letterario nazionale "Tracce per la Meta". Sempre nello stesso anno è stato premiato con il secondo posto al Premio Internazionale di poesia “Oggi Futuro” indetto dall’Accademia dei Micenei. È stato moderatore di conferenze di geopolitica dove sono intervenuti giornalisti di rilievo nazionale. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo romanzo "Due fratelli" con la casa editrice Lulu.com. Ha ultimato il suo secondo romanzo in attesa di pubblicazione. Collabora con il web magazine "L'Undici". Parla correttamente l'inglese, possiede elementi di francese e tedesco.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.