La saga Rocky Balboa come strategia per la crescita personale

La saga Rocky Balboa è forse quanto di più pedagogico l’industria cinematografica abbia mai prodotto dal giorno in cui, i fratelli Lumière, delirarono a tal punto da dare vita all’infernale “attrezzo” comunemente noto come cinepresa. Infernale perché artistico, infernale perché emozionante. 

L’emozione crea attrazione, crea interesse, intrattenimento e, talvolta, fa pure riflettere. la saga Rocky Balboa, celebre pellicola il cui personaggio è stato ideato e interpretato dal noto attore italo americano Sylvester Stallone, si presenta ai più, o quantomeno ai molti, come “L’americanata dove fanno a botte”. 

Effettivamente di botte se ne danno molte e di sangue se ne vede altrettanto, ma domanda che sorge spontanea è: Quante volte nella vita sanguiniamo? Il nostro sangue è visibile quando ci feriamo esteriormente, sul corpo, ma invisibile, ed egualmente doloroso, quando ci feriamo interiormente, moralmente e nell’anima. La saga Rocky Balboa presenta il pugile della quotidianità, rappresentando lo stimolo e l’insegnamento per rialzarci in piedi quando, spesso nella vita, finiamo metaforicamente “al tappeto”. 

Rocky nasce quando Sylvester Stallone, italo-americano senza un centesimo, decideva di trasferirsi in California, nella San Ferdinando Valley, per diventare un attore famoso. Ambizione non da poco per colui che era stato, fino ad allora, poco più che una comparsa. L’obiettivo sposò la fascinazione in quello che fu un incontro non casuale, ma un disegno del cosmo per guidare il giovane aspirante al perseguimento del suo sogno di vita. Quell’imponderabile istante che, prima o poi, potrebbe capitare nella vita e cambiarla in un attimo. Lo scrittore brasiliano Paulo Coelho afferma che “quando realmente vuoi qualcosa, tutto il cosmo cospira perché te possa realizzarla”.

Ecco dunque che fu una cospirazione del cosmo, per Sylvester Stallone, assistere all’incontro di pugilato tra il noto Muhammad Alì e lo sconosciuto Chuck Wepner. Quando quest’ultimo mise al tappeto il grande campione, Stallone concepì la sceneggiatura di Rocky e la sua vita divenne come quella di Wepner. Uno sconosciuto che dal nulla sconvolge le regole vincendo un premio Oscar da zero.

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Scena tratta dalla saga Rocky Balboa

Quando propose la sua sceneggiatura, visto il successo che negli Stati Uniti riscuoteva la Boxe, i due produttori Bob Chartoff e Irwin Winkler non esitarono a fargli una proposta da 25000 dollari, a patto che egli non avesse preso parte alle riprese. Stallone rifiutò e se ne vide offrire 200 000, ma egli propose nuovamente di accettare i vecchi 25 000 alla sola condizione di essere lui ad interpretare il personaggio di Rocky. A questo punto Chartoff e Winkler accettarono ignorando il fatto che, quando nel febbraio 1977, Rocky Balboa avrebbe vinto l’Oscar come miglior film dell’anno, si sarebbero trovati costretti a fare i conti con le richieste economiche di Stallone, ormai star di taratura mondiale. 

La genialità della saga Rocky Balboa sta, prima di tutto, nel modo in cui essa rappresenti fedelmente la trasposizione autobiografica della vita di Sylvester Stallone, dall’altro come una tematica di fondo banale sia stata esaltata a capolavoro narrativo senza eguali nella storia del cinema. Molti capolavori sono stati scritti, diretti e girati su questo tema ma nessuno,più di Roky, rappresenta in questo modo l’essere umano nella difficoltà della sua quotidianità. 

Se quando fui respinto a quell’ennesimo provino di recitazione cui avevo partecipato,

non mi fossi fermato sull’uscio della porta, proponendo ai due produttori di leggere la mia sceneggiatura di Rocky,

a quest’ora la mia vita non sarebbe così di successo.

Quando avete un’idea che pensate valga per voi, parlatene a tutti”.

(Sylvester Stallone)

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Sylvester Stallone in una celebre scena tratta dalla saga Rocky Balboa

Toro scatenato, Cindarella man, Million dollar baby, Southpaw, e potremmo citarne molti altri ma la saga Rocky Balboa ha qualcosa non di più, ma di diverso. Rocky non combatte per riscattare il ruolo dei neri nella società americana, non combatte per affermare il ruolo della donna nello sport e poi lottare contro la malattia (almeno non nei primi film), non combatte per ridare coraggio agli Stati Uniti colpiti dalla Grande Depressione, o per vendicare la moglie uccisa.

In Rocky il protagonista combatte per se stesso, ma non egoisticamente parlando. Rocky combatte per l’essere umano che è dentro di lui e che lo rappresenta. Combatte per quell’essere umano che è dentro ognuno di noi e che cerchiamo di difendere, affermare e al contempo combattere ogni giorno quando lo sentiamo come un limite alla nostra autoaffermazione. Anche nell’ultimo film, dal titolo Creed, egli combatte il cancro per se stesso, per la sua dignità di essere umano. Quella scalinata, che corre in alto per 72 gradini, fino al Phladelphia Museom of Art, è la salita della vita, che è sempre più affannoso percorrere in corsa ma che anche con il cancro si può affrontare energicamente. La volontà a non mollare mai, la volontà a combattere fino alla fine perché si è esseri umani e si vive per lottare.

la saga Rocky Balboa snocciola il suo filone narrativo in anni di riprese. Anni in cui il protagonista, e quindi l’uomo che ci sta dietro, è sempre più vecchio, sempre più stanco. Nel corso degli anni quei gradini sembrano sempre di più, sempre più ripidi, ma la voce dell’allenatore Miky, la voce del coraggio e della propria forza di volontà, spinge sempre ad arrivare fino alla fine. Rocky non è considerabile, da questo punto di vista, un sequel cinematografico come tutti gli altri, è piuttosto un percorso di formazione nel quale ognuno può ricercare l’eroe che è in lui. Rocky è un personaggio che cresce e si evolve, anno dopo anno, con la personalità di chi lo ha concepito, e incredibilmente vissuto, in una trama narrativa dal sapore unico e dall’approccio straordinariamente ed inspiegabilmente romantico per un film d’azione.

Bibliografia:

  • Roberto Re, Leader di te stesso, Oscar Bestsellers Mondadori,  Milano, 2004 p.p 147-148
  • Paulo Coelho, L’alchimista, Bompiani ed. Milano, 1988
  • Serie cinematografica Rocky Balboa scritta e diretta (dal II film) da Sylvester Stallone
  • Emily Smith, The Sylvester Stallone Handbook – Everything You Need to Know about Sylvester Stallone, Lightning Source, La Vergne (Tennessee), 2011 

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