Capire il referendum costituzionale la politica non serve

capire il referendum costituzionale è uscire dalle logiche politiche

Capire il referendum costituzionale significa, non da ultimo, avere il coraggio di mettere per un secondo da parte le considerazioni ideologiche. Il sociologo Carlo Mongardini nel suo testo “La società politica” parla delle ideologie come dei progetti di società i quali, purtroppo, sono venuti meno in seguito alla fine degli stati nazionali e all’esplodere di quegli organismi sovranazionali che sembrano dominare le nostre coscienze, prima che le politiche pubbliche dei nostri stati.

Capire il referendum costituzionale significherebbe dunque prendere coscienza, o quanto meno ricordarci, che lo Stato nazionale, ed il principio di sovranità ad esso legato, è morto e sepolto. Pensare al referendum costituzionale del prossimo 4 Dicembre come ad un voto politico, a favore o meno di Matteo Renzi, significa non analizzarlo dal punto di vista delle sue conseguenze.

Pensare al fatto che l’attuale governo non goda di piena legittimità, poichè non eletto dai cittadini, e che dunque non possa porre in essere una riforma costituzionale, sembra avere senso a livello ideologico ed astratto ma non a livello pratico. Un Presidente del Consiglio non può, per Costituzione, essere legittimo se eletto dal popolo. Egli è altresì legittimo quando riceve la nomina dal Presidente della Repubblica.

Capire il referendum costituzionale significa, innanzitutto, capire che la nostra Costituzione prevede che vengano eletti dal popolo i rappresentanti di Camera e Senato, non il Governo o il Presidente del Consiglio (art 56 e 57 Costituzione). 

Una volta che i cittadini hanno eletto i propri rappresentanti di Camera e Senato, il Presidente della Repubblica conferisce il mandato al Leader designato dai partiti della coalizione che ha vinto. Con questo atto, formale e costituzionale, il Presidente della Repubblica conferisce legittimità al ruolo del Governo.

Non ha importanza se Matteo Renzi ci piace o meno, egli ha piena facoltà di indire una riforma costituzionale e questa, qualora passasse, sarebbe legittima. Capire la riforma costituzionale significa comprendere che le sue conseguenze e i suoi effetti vanno oltre l’essere d’accordo o meno con la sua attuazione.

Personalmente posso non trovarmi d’accordo con il perpetrare una riforma costituzionale prima della riforma della Legge elettorale, o non trovarmi d’accordo nel formularla in questi termini. Potrei avanzare l’obiezione che una riforma costituzionale non è in grado di risolvere i problemi della mancata legittimazione e regolamentazione delle attività di lobbismo in Italia. Tutte obiezioni che mi sento di avanzare, ma che  non sono sufficienti ad auspicarsi un fallimento del progetto di riforma costituzionale.

Capire la riforma costituzionale significa comprendere cosa significherebbe, in questo preciso momento storico, una vittoria del no.

Capire la riforma costituzionale dovrebbe significare, per un italiano, non attaccarsi alle posizioni di destra o di sinistra o al fatto che questa riforma sia voluta dalle banche. Capire la riforma costituzionale significa, innanzi tutto, prendere coscienza del fatto che con il tramonto della sovranità degli stati, le banche, gli organismi sovranazionali a carattere globale e gruppi di pressione si sono impossessati del controllo diretto sulle politiche pubbliche. Questa situazione si è verificata, grosso modo, a partire dal Secondo dopo guerra e ci sarebbe comunque ed indipendentemente dalla riforma costituzionale che dovrebbe attuarsi qualora vincesse il si.

Per capire la riforma costituzionale occorre comprendere la logica dei mercati e di come essi siano influenzati dalla fiducia delle persone. James Stemble Duesenberry, padre dell’economia comportamentale, ci parla di come gli atteggiamenti e le attitudini comuni delle persone siano fondamentali nell’influenzare finanza. Non dimentichiamoci che la bolla del 1929, ed il conseguente crollo di Wall Street, si verificarono quando la gente prese coscienza che si stava precipitando in una crisi.

In sostanza la finanza si potrebbe paragonare, molto semplicisticamente, a Wyllie il Coyote che precipita nel vuoto quando si rende conto di stare sospeso senza nulla sotto di se.

Pensate allora cosa accadrebbe agli investitori esteri se si trovassero dinnanzi ad un Italia incapace di attuare riforme. In un contesto come questo, in cui Matteo Renzi sta giocando a fare il populista, facendo la voce grossa con Bruxelles, una vittoria del no significherebbe un collasso della credibilità italiana al tavolo delle Potenze europee. Una vittoria del si vorrebbe dire che Mattero Renzi è un personaggio carismatico all’interno del suo Paese, che è riuscito ad attuare una riforma che l’Italia aspettava da oltre vent’anni,  che è un Presidente del Consiglio da ascoltare, poichè è riuscito dove altri hanno miseramente fallito.

Capire il referendum costituzionale significa comprendere che esso può rappresentare il nostro biglietto da visita in un’Europa le cui ingerenze, nelle nostre politiche interne, ci stanno strette da un bel pezzo. Il referendum costituzionale potrebbe essere uno stratagemma valido per sottrarci ai continui diktat europei e dimostrare che le riforme non si fanno solo a Berlino.

Capire il referendum costituzionale vuol dire, non da ultimo, dare fiducia agli investitori internazionali e saper leggere gli indicatori attuali che, non ottimi, indicano un indice FTSE MIB che porta con se le previsioni negative di un’eventuale vittoria del no.

Capire il referendum significa rendersi conto che l’impatto in positivo che una vittoria del si avrebbe sul nostro indice sarebbe enorme, proporzionalmente maggiore rispetto all’attuale influsso negativo che proietta lo “spauracchio” del no.

Si conferirebbe slancio agli investimenti verso il nostro Paese.

Inoltre si  allontanerebbe l’ombra negativa di un governo debole ed incapace di guidare l’Italia e, almeno per una volta nella vita del nostro Paese, ci ritroveremmo con un sistema istituzionale adeguato a quello delle principali democrazie europee.

 

Bibliografia:

Carlo Mongardini “La società politica”

Carlo Mongardini “Ripensare la democrazia”

Gianfranco Pasquino “Nuovo corso di scienza politica”

Costituzione italiana

James Stemble Duesenberry: “Income, Saving, and the Theory of Consumer Behavior”

Il Governo Renzi è perfettamente legittimo

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