Riforma della Costituzione pensiamo al cambiamento

Un'immagine storica della nostra costituzione

Riforma della Costituzione necessaria per un Paese che anela al cambiamento molto più di quanto possa mai amare il simulacro illusorio della Democrazia.

Perché mai dovrebbe pensarsi che questa Riforma costituzionale esautori il popolo dalla propria sovranità?

  Pensate davvero che con gli organismi sovranazionali (Ue, grosse multinazionali finanziarie) il popolo possa essere mai sovrano e che sia il Parlamento degli stati a fare le leggi?

Forse fu così nella mente di Montesquieu, pace all’anima sua, ma non nella nostra realtà.

 

Se tanto i Principi fondamentali non ve li toccano, perché allarmarsi tanto

Riforma della costituzione sì, Riforma della costituzione no; perché arrovellarsi il cervello su un qualcosa che si vorrebbe fare da decenni? In fondo la nostra Costituzione, prodotto un po’ fazioso di ispirazione comunista, non sarà toccata nei suoi Principi fondamentali.

Continueremo ad avere un Testo costituzionale fondato sul lavoro, che doveva essere originariamente sui lavoratori, in un’epoca in cui il lavoro, quando c’è, non viene adeguatamente retribuito.

Quindi perchè mai preoccuparsi di un cambiamento necessario?

Non da ultimo, qualora questa modifica costituzionale andasse in porto, sarà utile per mettere “una toppa” sul danno morale, prima che pratico, rappresentato dalla Riforma del 2001 sulle autonomie regionali in Italia.

Circa i rapporti Stato Regioni

Conviene iniziare la nostra analisi proprio partendo dalle modifiche in merito ai rapporti tra Stato e Regioni.

Emerge già a partire dall’articolo 114, una significativa modifica, eliminando il termine Province. Quello che fino ad oggi non si è mai avuto il coraggio di fare, diciamo coraggio ma sarebbe più eloquente ben altra pittoresca espressione, è di toccare il termine Provincia. Adesso pare invece che a

“costituire la Repubblica sono i Comuni, le  Città metropolitane, le Regioni e lo Stato”.

Non solo l’intento è di arrivare ed eliminare le Province, ma vengono meglio definiti i compiti di Stato e Regioni. Quest’evoluzione la si vede principalmente leggendo e confrontando la vecchia e la nuova versione degli articoli 117 e 118 nello specifico.

Non si sa perché, ma coloro che sono per il No alla Riforma della costituzione, adducono come motivazione che essa è poco chiara e produce un danno per le autonomie. Bhè arrivati a questo punto poniamo a confronto qualche comma a caso dei suddetti articoli 117 e 118:

Articolo 117 nella versione attuale per quel che concerne le competenze spettanti alle Regioni:

“Spetta alle Regioni la potestà legislativa

in riferimento ad ogni materia non

espressamente riservata alla legislazione

dello Stato”.

Vediamo ora come lo stesso comma dovrebbe essere modificato con la Riforma della Costituzione:

“Spetta alle Regioni la potestà legislativa in materia di rappresentanza delle minoranze linguistiche, di pianificazione del territorio regionale e mobilità al suo interno, di dotazione infrastrutturale, di programmazione e organizzazione dei servizi sanitari e sociali, di promozione dello sviluppo economico locale e organizzazione in ambito regionale dei servizi alle imprese e della formazione professionale;

salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche,in materia di servizi scolastici, di promozione del diritto allo studio, anche universitario; in materia di disciplina, per quanto di interesse regionale, delle attività culturali, della promozione dei beni ambientali, culturali e paesaggistici, di valorizzazione e organizzazione regionale del turismo, di regolazione, sulla base di apposite intese concluse in ambito regionale, delle relazioni finanziarie tra gli enti territoriali della Regione per il rispetto degli obiettivi programmatici regionali e locali di finanza pubblica, nonché in ogni materia non espressamente riservata alla competenza esclusiva dello Stato.

Su proposta del Governo, la legge dello Stato può intervenire in materie non riservate alla legislazione esclusiva quando lo richieda la tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell’interesse nazionale.”

Appare evidente, da questo semplice esempio, come la Riforma della Costituzione sarà più chiara nel definire e ripartire le competenze tra Stato e Regioni.

Circa i compiti specifici di Camera e Senato e la presa d’atto del ruolo centrale giocato dall’Ue nelle politiche nazionali

In merito all’aspetto centrale, e tanto discusso di questa Riforma della Costituzione, mi limiterò a dire, in questa sede, che gli articoli maggiormente significativi di tali ed eventuali modifiche, sono soprattutto il 55, il 57 ed il 58.

In queste voci viene specificato che il Senato sarà espressione diretta delle esigenze regionali, tanto a livello di composizione strutturale, quanto a livello ontologico, in termini di obiettivi e finalità. Così reciterebbero, giusto per citare un esempio, alcuni passi del nuovo articolo 55, qualora la Riforma della Costituzione andasse in porto:

art 55:

In merito alla Camera dei deputati

“…La Camera dei deputati è titolare del
rapporto di fiducia con il Governo ed
esercita la funzione di indirizzo politico,
la funzione legislativa e quella di
controllo dell’operato del Governo…”.

In merito al nuovo Senato

“…Il Senato della Repubblica rappresenta
le istituzioni territoriali ed esercita
funzioni di raccordo tra lo Stato e gli
altri enti costitutivi della Repubblica.
Concorre all’esercizio della funzione
legislativa nei casi e secondo le
modalità stabiliti dalla Costituzione,
nonché all’esercizio delle funzioni di
raccordo tra lo Stato, gli altri enti costitutivi
della Repubblica e l’Unione
europea. Partecipa alle decisioni dirette
alla formazione e all’attuazione
degli atti normativi e delle politiche
dell’Unione europea…”

“…Valuta le politiche pubbliche e l’attività delle pubbliche
amministrazioni e verifica l’impatto delle
politiche dell’Unione europea sui territori.
Concorre ad esprimere pareri sulle
nomine di competenza del Governo
nei casi previsti dalla legge e a verificare
l’attuazione delle leggi dello Stato”.

Inoltre sarà meglio definito il rapporto dello Stato Italiano, o per lo meno di quello che ne rimane, con l’Unione Europea. La Costituzione, così come è ora, sembra quasi non porre l’accento su un’ Unione europea come attore decisivo, bene o male che sia, in grado di condizionare l’iter legislativo del Paese.

Inutile affermare ed illudersi che, ai tempi di oggi, sia il Parlamento di uno Stato Sovrano a fare le leggi; tutt’al più le registra. Come afferma il sociologo Tom Burns viviamo in un contesto di “Società diffuse, in cui uno Stato si trova a rinegoziare continuamente la propria sovranità con i poteri forti; dalle banche alle finanziarie, finendo con gli organismi sovranazionali quali l’Unione europea.

Questo aspetto è chiaramente desumibile dal linguaggio adottato dal nuovo testo della Riforma costituzionale. Quest’ultima tende a sostituire il termine “atti normativi comunitari” con il termine “atti normativi dell’Unione europea”.

Anche nello stesso nuovo articolo 55, in merito alle competenze del Senato, quest’ultimo si vedrebbe riconosciuto e riservato un ruolo chiave nella complessa funzione di dare la giusta attuazione ed interpretazione alle normative europee.

Il nuovo Senato, per l’appunto, “…Valuta le politiche pubbliche e l’attività delle pubbliche amministrazioni e verifica l’impatto delle politiche dell’Unione europea sui territori…”

Inoltre avrà un ruolo attivo nel partecipare alla formazione ed attuazione dei medesimi atti dell’Unione europea. Il tutto, ovviamente, nell’ottica delle esigenze regionali di cui sarà diretta espressione.

Concludendo

Vale la pena notare come una Riforma costituzionale sia necessaria, se pur non perfetta, per iniziare a prendere atto del cambiamento. Il cambiamento va adottato, accettato, amato, per poi essere controllato e sovvertito pian piano alle nostre esigenze.

E’ un peccato vedere come molti nostri politici siano ancora oggi legati alla destra o alla sinistra; alle logiche anacronistiche di comunismo e fascismo. Una Riforma va adottata o respinta in merito alla sua bontà o negatività per il Paese.

Sicuramente questa Riforma costituzionale non sarà perfetta; non risolverà il problema delle Regioni a statuto speciale, non consentirà, almeno all’inizio, un perfetto funzionamento della macchian burocratica, non riuscirà ad esaudire al massimo il desiderio diffuso di abbattere i costi.

Aspetto principale, cui sarà dedicata un’analisi apposita, è che questa Riforma costituzionale rischia di divenire mera ingegneria costituzionale.

Questo in quanto, qalora passasse, non risolverà alla radice il problema del lobbismo e della sua regolamentazione che, prima o poi, dovrà trovare loco anche sul terreno giuridico italiano. Finchè i gruppi di pressione non avranno una loro voce di legittimazione, continueranno ad agire nell’ombra e a condizionare le issues governative senza alcun controllo.

(Poi non venitemi a parlare di Democrazia o di governabilità).

Sicuramente, però, conviene ragionare da “early adopters”; accettando di buon grado il cambiamento poichè, in quanto cambiamento, è già un passo verso un’auspicabile perfezione. Nella consapevolezza che a fare le cose bene o male sono sempre gli uomini e mai i sistemi di governo, ci rimettiamo ai risvolti futuri che pensiamo, e crediamo, positivi.

Bibliografia:

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