L’Estate è il periodo delle vacanze e in cui tutto si ferma. Ma è proprio così?
Le città roventi svuotate in agosto sono parte dell’immaginario collettivo italiano. Strade vuote con file di negozi e uffici chiusi, tutto fermo e immobile. Pare naturale che sia così, ma in realtà dietro ci sono dei motivi storici. Nella civiltà contadina era naturale fermarsi nei mesi più caldi dell’anno, dopo il raccolto a giugno e prima della nuova semina a settembre. Per questioni climatiche nell’Europa del Sud in quel periodo risulta quasi impossibile compiere certi lavori manuali in certe ore del giorno. Il Ferragosto poi in Italia è la festa estiva per eccellenza. Quelle che originariamente erano le celebrazioni dell’Imperatore romano Ottaviano Augusto, che cadevano il giorno delle Calende di agosto, cioè il primo agosto, sono diventate una festa religiosa cattolica, com’è accaduto spesso per molte celebrazioni pagane: oggetto del festeggiamento, cosa in realtà non troppo nota, è l’assunzione al cielo di Maria, madre di Gesù. Il salto a giornata di vacanze estive è avvenuto nel 1931, con l’introduzione di un servizio di treni istituito durante il regime fascista per favorire gli spostamenti turistici interni al territorio italiano. L’iniziativa prese il nome di Treni Speciali Celeri per servizi estivi popolari e è ritenuta la prima iniziativa pubblica per incentivare il turismo di massa nel Belpaese. Molte imprese indicono le ferie estive nella seconda e nella terza settimana di agosto, per cui per i dipendenti la scelta è obbligata. I gestori di molte attività tuttavia scelgono di restare chiusi a cavallo di Ferragosto per usanza anche se lavorare in quei giorni avrebbe permesso loro di ottenere guadagni più lauti del solito proprio per il flusso turistico maggiore in quei giorni. In altri Paesi come quelli dell’Europa centrale e settentrionale non c’è l’effetto grande fuga dalle città, triste per chi resta, dovendo fare i conti con solitudine e emarginazione sociale, ma anche scomodo per via della mancanza di molti servizi usualmente disponibili appunto per via delle ferie. Non c‘è l’usanza di andare in ferie tutti negli stessi giorni, dividendosi invece tra giugno, luglio e agosto. Puntualmente in Italia si sente parlare sui media di “esodo” quando i viaggiatori partono per le vacanze intasando le autostrade e di “controesodo”, al momento di tornare alla base.
Intellettuali e artisti di grande spessore come Pier Paolo Pasolini e Natalia Gingsburg hanno criticato l frenesia di ferragosto e di tutte quelle occasioni in cui le persone cedono alla pressione sociale di doversi divertire per inseguire una finta evasione forzata. Il pensiero più tagliente sull’argomento appartiene probabilmente allo scrittore colombiano Nicolás Gómez Dávila, il quale affermo che « la libertà a cui aspira l’uomo moderno non è quella dell’uomo libero, ma quella dello schiavo nel giorno di ferie. »
Questo fermarsi suscita a volte l’incredulità degli stranieri ed è stato anche oggetto di episodi cinematografici. Il film più illustre che si sofferma sull’argomento è Il Sorpasso di Dino Risi, per il quale la capitale ridotta a deserto è nientemeno che il motore della vicenda. Il protagonista, l’aitante e smargiasso ma dal cuore d’oro Bruno Cortona (interpretato da un memorabile Vittorio Gassman) vaga in auto per Roma in cerca di un tabaccaio e di un telefono pubblico, trovando invece solo serrande abbassate. Proprio questo girare alla disperata lo porterà a incrociare il timido e imbranato studente Roberto (Jean-Louis Trintignant), dando il via al loro iconico viaggio sull’Aurelia.
In Caro Diario Nanni Moretti, nel capitolo Vespa, gira per i quartieri capitolini ridotti a lande spettrali, riflettendo sul sorprendente fascino delle città italiane svuotate per via della fuga per le vacanze.
L’estate, attraverso cinema e marketing turistico, è diventata nell’immaginario collettivo la stagione della spensieratezza, del divertimento e appunto delle vacanze. Se da un lato questo è vero soprattutto per i ricchi che possono permettersi tranquillamente di abbandonare le proprie attività senza contraccolpi economici, dall’altro per molti operai l’estate significa lavorare in condizioni proibitive per via della temperatura. Un tempo comunque andare in villeggiatura almeno per un mese era qualcosa più alla portata di tutti. Tuttavia qualcosa è cambiato: le città del Nord Italia, facenti parte dell’areale mitteleuropeo, non si trasformano in lande desolate. La presenza di multinazionali sul territorio ha favorito una globalizzazione degli usi anche su questo, rendendo comunque trasversalmente meno forte l’effetto desertificazione, anche se nelle cittadine del Sud a vocazione meno turistica l’effetto può presentarsi con la stessa forza. C’è poi un altro aspetto: anche tra chi parte aumenta il numero di sceglie date fuori di quelle canoniche per evitare i noti disagi relativi al traffico da bollino rosso, le cosiddette “partenze intelligenti”. In alcuni Paesi europei come l’Italia e la Spagna si va meno in vacanza per via della progressiva erosione del potere d’acquisto: aumentano le persone che vanno in vacanza per pochi giorni, così come aumentano quelli che proprio non possono muoversi per limitazioni economiche. Questo diventa un’onta sociale, così talvolta si assiste al fenomeno triste quanto grottesco di persone che si barricano in casa per dare a vedere di essere partite per le vacanze, così da non essere etichettati come poveri e “sfigati”. In una società dove l’apparenza conta molto come quella italiana questo può assumere connotati non trascurabili. A rendere in tutto il mondo l’ostentazione dei propri viaggi e delle proprie vacanze più diffusa ci ha pensato la diffusione di Instagram. Uno dei motivi del grande successo del social network basato sulla condivisione di fotografia (e il motivo per cui la Cina l’ha bandito) è la possibilità di sfoggiare uno stile di vita opulento mettendo in mostra la propria ricchezza, vera o apparente che sia, anche attraverso l’esposizione dei propri viaggi estivi, vero status symbol da esibire sperando così di poter far sì che si venga invidiati. L’augurio è che agosto, che sia un periodo di pausa o di nuovi inizi, possa tornare ad essere un’occasione per vivere autenticamente e non per cercare disperata validazione sociale.
