Il Senato USA approva una legge contro le CBDC

Il Senato USA approva una legge contro le CBDC

Negli Stati Uniti si è verificato uno degli sviluppi più significativi degli ultimi anni nel dibattito sul futuro della moneta digitale. Il Senato americano ha infatti approvato il 21st Century ROAD to Housing Act, un ampio provvedimento dedicato principalmente all’edilizia e all’accessibilità abitativa, all’interno del quale è stata inserita una disposizione che vieta alla Federal Reserve di emettere una Central Bank Digital Currency (CBDC) almeno fino al 31 dicembre 2030. Il provvedimento ha ottenuto un sostegno bipartisan particolarmente ampio, raccogliendo una maggioranza schiacciante in Senato.

La norma stabilisce che la Federal Reserve non possa creare né distribuire una valuta digitale di banca centrale, né direttamente né indirettamente attraverso intermediari finanziari, banche commerciali o altri soggetti. La formulazione è stata studiata proprio per evitare possibili aggiramenti della legge mediante partnership con il settore privato. Una CBDC (Central Bank Digital Currency) può essere descritta come una versione digitale della moneta nazionale emessa direttamente dalla banca centrale. Diversamente dalle criptovalute come Bitcoin, non sarebbe decentralizzata, ma controllata dall’autorità monetaria dello Stato. Da anni la Federal Reserve studia l’ipotesi di un “dollaro digitale”, senza tuttavia aver mai avviato un progetto operativo concreto. La discussione è stata alimentata dall’avanzata delle valute digitali private, delle stablecoin e soprattutto dai programmi sperimentali avviati in altre aree del mondo, come la Cina con lo yuan digitale e l’Unione Europea con il progetto dell’euro digitale.

I sostenitori del divieto ritengono che una CBDC possa rappresentare un potenziale rischio per la privacy dei cittadini. Secondo questa visione, una valuta digitale emessa direttamente dalla banca centrale potrebbe consentire allo Stato di monitorare in maniera molto più approfondita le transazioni economiche individuali. Per questo motivo, numerosi esponenti conservatori e parte del mondo delle criptovalute hanno accolto favorevolmente il provvedimento, interpretandolo come una tutela delle libertà individuali e un argine contro possibili forme di sorveglianza finanziaria. Altri osservatori, tuttavia, fanno notare che il problema è più complesso. Una CBDC potrebbe infatti offrire vantaggi in termini di efficienza dei pagamenti, riduzione dei costi di intermediazione e inclusione finanziaria. Inoltre, alcuni esperti sottolineano come affidare il futuro della moneta digitale esclusivamente ad attori privati possa creare nuove concentrazioni di potere economico. Uno degli effetti più immediati della misura potrebbe essere il rafforzamento delle stablecoin private, come quelle ancorate al dollaro già diffuse nel settore delle criptovalute. In assenza di una concorrenza diretta da parte della Federal Reserve, aziende e operatori privati avranno probabilmente maggiore spazio per sviluppare infrastrutture di pagamento digitali basate sul dollaro. Molti analisti ritengono che il Congresso stia delineando una strategia precisa: invece di affidare l’innovazione monetaria allo Stato, Washington sembra voler favorire un ecosistema guidato dal mercato e dalle imprese private.

Una scelta che distingue gli Stati Uniti dall’Europa

La decisione americana assume particolare rilevanza se confrontata con quanto sta accadendo nel resto del mondo. Mentre negli Stati Uniti il Congresso sceglie di congelare il progetto di una valuta digitale pubblica, la Banca Centrale Europea continua a lavorare allo sviluppo dell’euro digitale e diverse economie asiatiche stanno sperimentando attivamente sistemi analoghi. Si tratta di due visioni profondamente differenti del futuro finanziario: da una parte un modello più orientato all’intervento pubblico e alla modernizzazione delle infrastrutture monetarie statali; dall’altra una fiducia maggiore nella capacità del settore privato di guidare l’innovazione. Il dibattito sulle CBDC non riguarda soltanto la tecnologia o il sistema bancario. In gioco vi sono questioni più profonde: il rapporto tra cittadini e Stato, il controllo dei dati finanziari, la sovranità monetaria e il ruolo delle grandi aziende nel futuro dell’economia digitale. L’approvazione del divieto fino al 2030 non chiude definitivamente la discussione. Piuttosto, la rinvia di alcuni anni, lasciando che il mercato delle stablecoin e delle soluzioni private continui a svilupparsi senza la concorrenza di un dollaro digitale governativo. Nel frattempo, il resto del mondo proseguirà i propri esperimenti. La vera domanda non è dunque se gli Stati Uniti avranno una CBDC, ma quale sarà il sistema monetario che emergerà da questo periodo di transizione. Con questa scelta, Washington sembra aver indicato una preferenza chiara: almeno per il prossimo futuro, il governo federale non sarà il protagonista della rivoluzione digitale della moneta. Saranno invece il mercato, le imprese e le tecnologie private a determinarne la direzione.

Note

Reuters – 23 Giugno

 

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Redazione Magazine

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