Karol Nawrocki revoca l’onorificenza a Zelensky

Karol Nawrocki revoca l’onorificenza a Zelensky

Le relazioni tra Polonia e Ucraina, considerate negli ultimi anni uno dei pilastri delle istanze di ostilità europea verso la Russia, stanno vivendo una delle fasi più delicate dall’inizio della guerra. Il presidente polacco Karol Nawrocki ha infatti deciso di revocare al presidente ucraino Volodymyr Zelensky l’Ordine dell’Aquila Bianca, la più alta onorificenza dello Stato polacco, concessa nel 2023 per il contributo alla sicurezza europea e alla cooperazione tra i due Paesi. La decisione è arrivata dopo un decreto firmato da Zelensky che ha attribuito a un’unità militare ucraina il nome dell’UPA (Ukrainian Insurgent Army), formazione nazionalista attiva durante la Seconda guerra mondiale. In Ucraina l’UPA viene spesso ricordata come simbolo della lotta per l’indipendenza nazionale contro le dominazioni straniere; in Polonia, invece, il suo nome è associato soprattutto ai massacri di civili polacchi avvenuti in Volinia e Galizia orientale negli anni Quaranta. Per Nawrocki, la scelta di Kiev ha superato una linea rossa storica e morale. Il presidente polacco ha precisato che la revoca dell’onorificenza è una risposta a una questione considerata estremamente sensibile dalla memoria nazionale polacca. La reazione di Kiev è stata immediata. Zelensky ha restituito formalmente l’onorificenza, affermando che il riconoscimento era stato interpretato dagli ucraini come un tributo all’intero popolo e all’esercito impegnato nella guerra contro la Russia. Anche altri esponenti politici e istituzionali ucraini hanno rinunciato alle decorazioni ricevute dalla Polonia, trasformando la vicenda in una vera e propria crisi diplomatica simbolica.

Le tensioni sono emerse in un momento particolarmente delicato. Zelensky ha deciso di non partecipare alla conferenza internazionale sulla ricostruzione dell’Ucraina prevista a Danzica, delegando la presenza al primo ministro Yulia Svyrydenko. Una scelta che molti osservatori hanno interpretato come il segnale di un clima politico ormai deteriorato tra i due governi. Tuttavia, non tutta la leadership polacca condivide la linea dello scontro. Il primo ministro Donald Tusk ha definito l’intera controversia una “strategic mistake”, un errore strategico che rischia di danneggiare sia Varsavia sia Kiev. Secondo Tusk, alimentare tensioni tra due alleati in piena guerra finisce inevitabilmente per favorire Mosca. La vicenda mette in luce una realtà spesso trascurata: le alleanze costruite dall’emergenza geopolitica non cancellano automaticamente le ferite della storia. Per anni Polonia e Ucraina hanno cercato di costruire una memoria condivisa del passato, ma il nodo dell’UPA continua a rappresentare uno dei punti più controversi nei rapporti tra i due popoli. Il distacco della Polonia dall’Ucraina è ormai piuttosto palese, e probabilmente è corretto parlare di una progressiva erosione dell’entusiasmo che aveva caratterizzato i primi anni della guerra. Le dispute sul grano, la stanchezza dell’opinione pubblica verso la crisi ucraina, le tendenze neonazistoidi dell’Ucraina, le questioni storiche irrisolte e il mutato quadro politico polacco stanno rendendo il rapporto più complesso e meno automatico di quanto apparisse nel 2022. Se i mesi successivi all’invasione russa avevano mostrato una solidarietà quasi senza precedenti tra Varsavia e Kiev, gli eventi delle ultime settimane ricordano che nessuna alleanza è immune dal peso della memoria storica. La Polonia non sembra intenzionata a rinunciare al sostegno strategico all’Ucraina, ma appare sempre meno disposta a mettere in secondo piano le proprie sensibilità nazionali. Ed è proprio in questa sottile differenza che si può leggere uno dei cambiamenti più significativi degli equilibri politici dell’Europa orientale contemporanea.

Note

Punto di Fuga – 20 Giugno

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Pat Antonini

Ha studiato letterature e lingue straniere moderne, collabora stabilmente con Hyperborea, Centro Studi Eurasia Mediterraneo, Dragonsword e Il Punto di Fuga.

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