Austerità, riduzione della sovranità nazionale e perdita del potere d’acquisto in seguito all’adozione della moneta unica. Quella che per molti Paesi è stata un’indiscutibile processo imposto dall’alto, salvo poi mostrare alle masse i suoi frutti amari, è stata oggetto di una forte opposizione popolare in Bulgaria, tanto da portare alle dimissioni del Governo.
Il fatto
Tira aria di rivolta nei Balcani: l Primo Ministro bulgaro Rosen Zhelyazkov, membro del partito conservatore, liberista ed europeista Cittadini per lo Sviluppo Europeo della Bulgaria, ha rassegnato le dimissioni del suo Governo. L’annuncio è arrivato poco prima di una seduta parlamentare, in cui i legislatori bulgari avrebbero dovuto votare la fiducia all’esecutivo. Le dimissioni del premier del Paese balcanico hanno avuto luogo in seguito a settimane di proteste da parte del popolo bulgaro, sceso in piazza contro le politiche economiche del Paese. Le proteste sono state lanciate per contestare la manovra di bilancio del Governo, che prevedeva un aumento delle tasse e il raddoppio dell’imposta sui dividendi, oltre che per protestare contro l’ingresso nell’Euro. Senza aspettare il voto di sfiducia, previsto per il primo pomeriggio di ieri, quindi ancor prima che iniziasse la seduta in parlamento, il Premier bulgaro ha indetto una conferenza stampa per annunciare le dimissioni del suo Governo. I numeri in aula gli avrebbero probabilmente garantito di superare il voto di sfiducia chiesto dalle opposizioni, con in testa il movimento riformista “Continuiamo il cambiamento”, ma la pressione della piazza si era ormai fatta insostenibile.

Cause
Le proteste stavano in realtà andando avanti da mesi ed erano rivolte contro l’entrata del Paese nell’Eurozona, definitivamente fissata per gennaio 2026, rimbalzate frettolosamente più volte su varie testate, anche generaliste. I cittadini sono scesi in strada non solo nella capitale Sofia, ma anche in molte altre città. Nel giorno della riunione della commissione bilancio, la maggioranza ha tentato di sfruttare la pausa pranzo per tenere la seduta due ore prima rispetto all’orario stabilito. L’opposizione si è impegnata a smascherare tentativi di discutere in anticipo la proposta di bilancio, trasmettendo pubblicamente via social quanto stava accadendo e invitano i cittadini a riunirsi per contestare davanti al Consiglio dei Ministri, bloccandone le uscite. In tutta risposta la Commissione ha approvato il bilancio in una seconda lettura avvenuta nel pomeriggio, escludendo i rappresentanti dell’opposizione e in presenza di agenti armati. Decine di migliaia di cittadini hanno risposto alla chiamata dell’opposizione e un enorme maialino rosa è stato collocato al centro del Largo, la piazza più rappresentativa della Capitale. La proposta del bilancio di previsione è stata un altro motivo di protesteper il popolo bulgaro, vedendo un appesantimento del già considerevole cuneo fiscale. I manifestanti hanno impedito ai deputati di abbandonare gli edifici bloccandoli fino a oltre mezzanotte inoltrata, minacciano di continuare a oltranza. Tra gli slogan più utilizzati dai manifestati figurano “Gen Z is coming for you” e “Dateci un motivo per restare”. Le rimostranze si sono espresse in modo pacifico ma la polizia in alcuni frangenti ha comunque fatto ricorso alla folla per disperdere i manifestanti.
Le reazioni alle nuove proteste
Le cariche governative hanno tentato di delegittimare le proteste che però non si sono placate e, a seguito di un tam tam sui social network, hanno assunto la portata di un fiume in piena. Solo a Sofia oltre 50.000 persone hanno espresso il proprio pubblico dissenso pacifico. Come al solito non sono mancati dei soggetti che hanno agito creando disordini per screditare le proteste. A tarda notte alcune persone non identificabili in quanto incappuciate hanno creato disordini contro la sede del partito Movimento per i Diritti e la Libertà, sotto lo sguardo indifferente delle forze armate. Nemmeno il black out, probabilmente orchestrato ad arte, che si è abbattuto su Sofia non ferma i manifestanti, il cui operato resta ordinato e coeso. Successivamente si sono avute nuove proteste che hanno visto triplicare il numero delle mpersone coinvolte. Dopo che Bojko Metodiev Borisov, leader del partito Cittadini per lo Sviluppo Europeo della Bulgaria, ha dichiarato che il governo non cadrà prima dell’entrata della Bulgaria nell’Eurozona, il Primo Ministro Rosen Zhelyazkov ha invece dichiarato la resa, rassegnando le dimissioni per via delle imponenti proteste popolari. In realtà a alzare le mani, più che Zhelyazkov, pare sia stato proprio Boyko Borisov, principale oggetto dell’indignazione di piazza insieme al controverso imprenditore e membro dell’Assemblea Nazionale Bulgara Delyan Peevski, uomo di spicco del Movimento per i Diritti e la Libertà, già sanzionato per corruzione dai governi di Washington e Londra. “Ho sempre ascoltato il popolo. Abbiamo creato questo governo per rispondere ad una situazione molto complicata”, ha dichiarato successivamente lo stesso Borisov, già Primo Ministro e uomo chiave del partito di maggioranza, dopo l’annuncio delle dimissioni. “Sono io ad aver chiesto di mettere fine all’esecutivo, per evitare che GERB venisse travolta”, ha dichiarato, esprimendo poi la sua gratitudine ai colleghi della coalizione di maggioranza.

Considerazioni
Si è avuta un’immane sollevazione popolare, che ha seguito quelle di Nepal e Indonesia. Anche stavolta le televisioni occidentali hanno ignorato l’evento, mentre sui giornali co sono stati dei passaggi veloci e superficiali. Se le altre proteste sono avvenute in Asia Meridionale e Sud-Orientale, aree spesso ignorate dai mezzi di comunicazione della parte che si considera quella “giusta” del mondo, si si parla di un Paese vicino che oltretutto è membro dell’Unione Europea. Se le proteste a favore dell’UE trovano una buona copertura, quelle contrarie vengono demonizzate, o semplicemente ignorate. Per esempio Calin Georgescu ha visto annullata la sua vittoria alle elezioni politiche romene per via di fantomatiche influenze esterne da parte della Russia, il nemico contro cui puntare il dito, deciso dall’oggi al domani. Anche in questo caso le manifestazioni sono state associate alla cosiddetta Generazione Z, quella dei primi nativi digitali. Tuttavia appare una circoscrizione riduttiva per un sentimento di frustrazione che riguarda ampissime fasce di un’intera nazione. La manifestazione è stata etichettata in modo generico e banale come rivolta alla corruzione nel Paese, ma tocca in realtà altri ambiti ben più scomodi. Il popolo bulgaro vessato, come già visto, da una pressione fiscale insostenibile, e contrario all’ingresso nella moneta unica dopo aver assistito al drastico calo del potere d’acquisto che si è verificato in Croazia in seguito all’adozione dell’Euro, ha espresso un dissenso forte e chiaro. Un dissenso che pare genuino, ma che per le istituzioni e i media occidentali viene ostracizzato in quanto sintomo di un’intollerabile divergenza, sia mai che si diffonda a macchia d’olio.

Riferimenti
https://www.balcanicaucaso.org/cp_article/proteste-in-bulgaria-cade-il-governo-zhelyazkov/