Immane rivoluzione in Nepal

Immane rivoluzione in Nepal

Non solo Indonesia, anche in Nepal divampa una considerevole rivolta dove la rabbia dei cittadini esplode. Quella che è presentata come la rivolta dei giovani della Generazione Z perché privati delle piattaforme social, ha ben altre motivazioni. Corruzione, impoverimento e disparità sociali sono i motivi reali delle rivolte, ma attenzione a chi può averla diretta per trarne beneficio.

Barricata durante la protesta in Nepal
Barricata durante la protesta in Nepal

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Scoppia la Rivoluzione

Un’immane rivoluzione ha fatto precipitare  nel caso il Nepal, Stato dell’Asia meridionale tra Cina e India con una popolazione di circa 30 milioni di abitanti e una plurisecolare Storia cominciata con l’unificazione nel 1768. Migliaia di manifestanti sono scesi in piazza a Kathmandu, la capitale, per contestare la corruzione e il sistema clientelare dilaganti in un Paese impoverito. Anche il blocco dei principali social network è stato oggetto di rimostranze, blocco ben presto revocato.  Durissimi gli scontri con la Polizia, che hanno provocato numerosi morti e feriti. Tra i più contestati figura il Primo Ministro, esponente del partito comunista, Khadga Prasad Sharma Oli “per contribuire a normalizzare la situazione”, ma le contestazioni non si sono fermate. Sono stati dati alle fiamme il Parlamento, l’ufficio del Presidente, la Corte Suprema, sedi di tribunali, uffici del fisco e il quartiere generale della più grande azienda editoriale nepalese, che pubblica il quotidiano Kantipur Post. I manifestanti hanno attaccato anche i palazzi reali e il Singha Durbar, sede del Governo, nella capitale Kathmandu. Successivamente le case di numerosi esponenti politici sono state incendiate e saccheggiate. La moglie dell’ex premier Jhalanath Khanal è morta per le ustioni riportate nell’incendio della sua villa, mentre un video che circola in rete mostra il linciaggio del Ministro delle Finanze. Secondo il portavoce della polizia sono stati uccisi tre agenti di polizia e oltre 13.000 detenuti sono riusciti a fuggire dalle carceri. Khabarhub, testata online del Paese, dichiara che sono state danneggiate infrastrutture pubbliche creando danni stimati in oltre 200 miliardi di rupie (circa 1,2 miliardi di euro). 

Nepal
Mappa del Nepal
Palazzo del Governo dato alle fiamme
Palazzo del Governo dato alle fiamme

Motivi della sommossa

Alla radice c’è l’insoddisfazione di promesse di benessere non mantenute e la rabbia contro un governo un governo ma anche di essere fortemente corrotto, incapace di garantire un deciso sviluppo al Paese e sanare le diseguaglianze. La censura sui social, descritta a volte come il motivo della rivolta, ovviamente è solo l’ennesima vessazione autoritaria del Governo e di certo la meno grave. I manifestanti hanno delineato alcune richieste non negoziabili: dissoluzione del Parlamento, dimissioni in massa dei parlamentari, sospensione immediata degli ufficiali che hanno dato l’ordine di aprire il fuoco contro i manifestanti e indizione di nuove elezioni. La percezione dell’alta corruzione in Nepal trova conferma nei dati di Transparency International: nell’Indice del 2024, il Paese si classifica 107-esimo su 180 nella graduatoria mondiale. Il sentimento di insoddisfazione si rinforza nel tam-tam social di pagine Instagram sulle immagini delle ville di ministri, funzionari di governo ed ex-parlamentari; nei video delle e dei manifestanti che lanciano in aria i soldi appena presi da residenze di uomini di governo o da uffici di partito. Altrettanto critiche sono le diseguaglianze sociali, per cui le masse non sono messe nelle condizioni di raggiungere un adeguato sviluppo sociale ed economico. Con un reddito pro-capite di 1.400 dollari l’anno e un tasso di disoccupazione pari al 20%, il Nepal è il Paese più povero della regione sud-asiatica. Molti nepalesi hanno quindi cercato fortuna all’estero e per loro internet ha svolto un ruolo importante per facilitare il mantenimento dei legami con amici e parenti rimasti in patria, queste app sono tra i pochi mezzi di comunicazione a disposizione per restare in contatto con i propri cari, questo ha sicuramente fomentato la +frustrazione per il blocco dei principali social network. In Nepal vige una forte disparità sociale in quanto a distribuzione della ricchezza: il 10% più ricco dei nuclei familiari possiede oltre il 40% dei terreni, mentre un’ampia quota della popolazione rurale povera è senza terra o, potremmo dire, quasi senza terra. Queste masse sono tagliate fuori dalla possibilità di ottenere un’istruzione di alto livello. Allo stesso tempo i lavori più prestigiosi e remunerativi sono ad appannaggio di questi gruppi privilegiati, sovente vicini agli esponenti della politica. Le grandi diseguaglianze sociali sono ostentate dai social network come Instagram, che similmente a quanto avviene in Occidente, diventano una vetrina per sfoggiare l’accesso alla ricchezza e al lusso di cui dispongono, fomentando il risentimento delle masse che sono tagliate fuori dall’accesso a risorse e possibilità di questo tipo. Nei cartelloni esibiti dai cittadini abbondano bandiere nepalesi e cartelloni e che puntano il dito contro corruzione e crescenti disparità sociali.

Bandiere e cartelloni esibiti dai manifestanti
Bandiere e cartelloni esibiti dai manifestanti

La risposta dello Stato

In seguito a queste imponenti sommosse popolari il Paese è   rimasto senza governo mentre le proteste hanno fatto scaturite una vera e propria guerra civile in cui l’esercito che, si è dichiarato “impegnato a proteggere la sovranità nazionale, l’integrità territoriale e l’unità del Paese”. I militari hanno imposto misure restrittive per contenere le rimostranze, invocando la sicurezza nazionale, tra cui un coprifuoco serale, a partire dalle 5 del pomeriggio. Un comunicato comunica che ogni forma di manifestazione, vandalismo, incendio o assalto a persone o proprietà verrà considerato attività criminale. Gli unici mezzi autorizzati a circolare sono i veicoli impiegati nei servizi essenziali.

Carica della polizia su un manifestante
Carica della polizia su un manifestante

Possibili conseguenze

Dietro a questa immane rivoluzione potrebbe esserci dietro la regia dei monarchici, che potrebbero aver gettato benzina sul fuoco della frustrazione dovuta a povertà e ingiustizie diffuse nel Paese.  Cresce infatti il numero dei sostenitori del vecchio ordine monarchico rappresentato dal Re Gyanendra Bir Bikram Shah, già protagonisti di numerose manifestazioni di piazza tra la fine di maggio e l’inizio di giugno. Gyanendra è l’ultimo discendente al trono e unico superstite del massacro in cui dieci membri della famiglia reale si trucidarono a vicenda nella notte del 1 giugno 2001 per accaparrarsi la guida del Paese. La sua famiglia ha unificato i reami del Nepal nel 1768 e ha governato il Paese fino al 2008. Dopo un decennio di spargimenti di sangue, le fazioni guidate dai maoisti deposero il re istituendo la Repubblica del Nepal. La Costituzione repubblicana arrivò sette anni dopo. A maggio 2025 il revanscismo monarchico cominciarono le manifestazioni in cui si inneggiava al ritorno della monarchia. C’è da aggiungere un’ulteriore aspetto delle proteste: e icone esibite dai monarchici durante le manifestazioni pubbliche costituiscono uno indizio dell’elemento del nazionalismo hindu filo-monarchico presente dietro la sommossa popolare. Non è raro vedere nelle piazze di questi i quadri di Yogi Adityanath, santone, governatore dell’Uttar Pradesh in quota al Bharatiya Janata Party e il capo della milizia armata Hindu Yuva Vahini, portati in spalla dai manifestanti. A unire monarchi e Adityanath, è l’intenzione di istituire l’Hindu Rashtra, ovvero uno Stato dove identità, cittadinanza e leggi sono fondati sui principi e valori della cultura hinduista. Intanto i votanti hanno espresso la loro volontà su internet, indicando attraverso la piattaforma,l’ex Presidente della Corte Suprema  Discord Sushila Karki come Presidente del Nepal. La nomina della giurista, ufficialmente indipendente e quindi slegata da qualsiasi partito, è ad interim, dato che la nuova eletta ha detto che resterà in carica non oltre sei mesi.

Discord Sushila Kaki eletta Presidente del Paese in seguito alle rivolte
Discord Sushila Kaki eletta Presidente del Paese in seguito alle rivolte

Conclusione

Dopo lo Sri Lanka e l’Indonesia, anche il Nepal: in molte parti d’Asia divampa la rivolta di una popolazione insofferente nei confronti del perpetuarsi di gravi disparità sociali e impoverimento delle masse, che vedono negate le promesse di emancipazione della propria condizione. In Occidente le televisioni spesso ignorano in toto queste immagini rivoluzioni, oppure, come nel caso del Nepal le banalizzano, ricorrendo a etichette e semplificazioni fuorvianti. Passa così sulla stampa l’idea semplificata che tutto sia partito dai giovani della cosiddetta Generazione Z, indispettiti per il blocco dei social network, quasi fosse un capriccio di ragazzi internet-dipendenti. Se da un lato è vero che le rivoluzioni partono dai giovani (proprio per questi si cerca di assopirli in ogni modo), ma dietro c’è la frustrazione di un popolo messo in ginocchio e troppe volte illuso, che ha sete di maggiore equità e condizioni più dignitose. Tutto questo è spesso ignorato dai media occidentali, per non rischiare che le loro popolazioni, sebbene maggiormente assopiti da ninnoli e surrogati, prendano esempio e diano un segnale forte. I principali problemi delle masse europee sono impoverimento, calo dei servizi pubblici, aumento di ignoranza e corruzione, non insospettabilmente simili a quelli di Paesi un tempo molto più poveri come quelli che sono mossi a rivolta. Seppur bisogna fare attenzione a chi eventualmente muove queste rivolte per i propri interessi e stare attentamente a vedere quali saranno i risultati una volta sollevato il polverone, rivoluzioni come quella in Nepal mandano un messaggio forte e chiaro. Chi ha orecchie per intendere intenda.

Palazzo del Governo dato alle fiamme
Palazzo del Governo dato alle fiamme
Author Image
David Sciuga

Si è laureato con lode prima in Lettere Moderne poi in Filologia Moderna presso l’Università degli Studi della Tuscia. Successivamente ha conseguito il Master di II livello in Management presso la Bologna Business School. La sua tesi di laurea magistrale “La critica della civiltà dei consumi nell’ideologia di Pier Paolo Pasolini” è stata pubblicata da "OttoNovecento", rivista letteraria dell'Università Cattolica di Milano, ed è tuttora disponibile sul portale spagnolo delle pubblicazioni scientifiche Dialnet. Da giornalista pubblicista ha lavorato per il Nuovo Corriere Viterbese e per diverse testate locali, inoltre è anche blogger e critico cinematografico. Ha collaborato con il festival teatrale dei Quartieri dell’Arte e con l’Est Film Festival, di cui è stato presidente di giuria. Come manager di marketing e comunicazione ha lavorato per STS Academy, agenzia di formazione di security e intelligence. Il suo racconto "Sala da ballo" è stato incluso nell’antologia del primo concorso letterario nazionale "Tracce per la Meta". Successivamente è stato premiato con il secondo posto al Premio Internazionale di poesia “Oggi Futuro” indetto dall’Accademia dei Micenei. È stato moderatore di conferenze di geopolitica dove sono intervenuti giornalisti di rilievo nazionale. L'animal fantasy "Due fratelli" è il suo primo romanzo, pubblicato con la casa editrice Lulu.com, a cui segue il romanzo di formazione "Come quando ero soldato". Collabora con il web magazine "L'Undici". Insegna Storia nella scuola secondaria. Parla correttamente l'inglese, possiede elementi di francese e tedesco. I suoi romanzi sono disponibili su Amazon al link: https://www.amazon.it/s?i=stripbooks&rh=p_27%3ADavid%2BSciuga&ref=dp_byline_sr_book_1

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.