“Parasite”, un successo internazionale capace di dimostrare che l’arte può contribuire a migliorare la società

“Parasite”, un successo internazionale capace di dimostrare che l’arte può contribuire a migliorare la società

“Parasite” mostra che è ancora possibile imbastire una trama tutto sommato originale e trattare al contempo temi di scottante attualità. “Parasite” offre la risposta a tutti quegli scettici che credono un film non possa modificare le condizioni sociali. La pellicola cha consacrato tra i grandi del cinema il regista Bong Joon-ho, trionfando sia al Festival di Cannes con la Palma d’Oro che a agli Oscar, dove ha ricevuto i premi più prestigiosi: miglior film, miglior regista e miglior sceneggiatura originale. Ma i risultati di quest’opera si sono spinti ancora oltre.

Per la prima volta la giuria dell’Academy Award premia come miglior film una pellicola non americana e neanche girata in lingua inglese: una svolta epocale. Neanche acclamati grandissimi del cinema europeo vennero calcolati per il riconoscimento più importante del cinema, ora sembra che l’industria statunitense non possa più trattare il resto del mondo come una periferia culturale. Non saprei affermare se e quanto ci siano dietro strategie commerciali rivolte al mercato asiatico, ma la bontà della pellicola è fuori discussione. Chi ha seguito altri lavori dello stesso autore, come  “Snowpierce”, altra pellicola che ha avuto buon successo fuori i confini nazionale, può notare lo sviluppo dello stesso stile registico, in particolare torna l’estetica della violenza e l’attenzione al tema dei problemi inerenti alla disparità sociale e quindi economica.

Parasite
Parasite

 

In “Parasite” Ki-woo Kim, un ragazzo di una famiglia che vive in un seminterrato nella città di Seoul, grazie all’intercessione di un amico più abbiente che sta partendo per studiare all’estero, lo sostituisce nel ruolo di insegnante privato di inglese alla figlia di una ricchissima famiglia Park. Approfittando della strategia del piede di porco e facendo leva sull’ingenuità dei datori di lavoro, riesce a far sostituire tutta la servitù con i membri della sua famiglia. I Kim così sognano di poter un giorno possedere quella splendida casa ma, quando la strada sembra spianata almeno per mantenere un alto tenore di vita godendo di ricchezza riflessa, si apre uno scontro con la precedente governante e suo marito: quindi lotta di classe ma anche interclasse, in una vicenda dove nessuno è senza macchie e tutti sono attori di un sistema profondamente ingiusto e mortificante per l’individuo. Joon-Ho segue un suo percorso originale, pur attingendo al contempo dall’esperienza di spettatore dei maestri del cinema occidentale, riuscendo così a imbastire una storia coinvolgente con un montaggio che alterna sapiente mente momenti serrati ad altri più lenti, e che capitalizza un sapiente ricorso alla colonna sonora (vedi lo scontro fisico al rallenty tra le due famiglie che si contendono la permanenza della casa degli altoborghesi con le note di “In Ginocchio da te” di Gianni Morandi.

Ma c’è dell’altro: l’aspirazione massima del cinema è per alcuni contribuire, attraverso la messa in scena di una storia di finzione, a migliorare il mondo reale: una fantasia che non sia un rifugio dalla realtà ma un mezzo per agire su essa, come si auspicò il grande regista americano Terry Gilliam. Se Vittorio De Sica, con il suo capolavoro “Umberto D”, dove con grande realismo si mostra la vicenda di un funzionario statale che dopo la pensione vige in condizioni di indigenza e isolamento sociale,  ricevette la celebre quanto seccata replica di Giulio Andreotti “I panni sporchi si pagano in casa”, pare che “Parasite” in Corea del Sud abbia sortito un effetto diverso. Il quotidiano locale di lingua inglese Korea Herald, il Governo del Paese asiatico sta collaborando con la Korea Energy Foundation e con la città di Seoul per migliorare le condizioni delle circa 1500 famiglie che, come i protagonisti del film, vivono in locali seminterrati. Il 78% di queste persone, fa notare sempre il giornale locale, appartiene alle fasce di reddito più basse della popolazione. I 32 milioni di Won utilizzati  verranno investiti per una vasta operazione sociale. Nel dettaglio verranno sostituiti i pavimenti fatiscenti delle abitazioni, verranno migliorati i sistemi di riscaldamento delle abitazioni e si prevede l’installazione di deumidificatori,  condizionatori d’aria, ventilatori, finestre e allarmi antincendio. Che ne dicano gli scettici e i disillusi, l’arte può cambiare il mondo.

Bong Joon-ho
Bong Joon-ho
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David Sciuga

Si è laureato con lode prima in Lettere Moderne poi in Filologia Moderna presso l’Università degli Studi della Tuscia. Successivamente ha conseguito il Master di II livello presso la Bologna Business School. La sua tesi magistrale “La critica della civiltà dei consumi nell’ideologia di Pier Paolo Pasolini” è stata pubblicata da "OttoNovecento", rivista letteraria dell'Università Cattolica di Milano, ed è tuttora disponibile sul portale spagnolo delle pubblicazioni scientifiche Dialnet. Da giornalista pubblicista ha lavorato per il Nuovo Corriere Viterbese e per diverse testate locali, inoltre è anche blogger, aforista e critico cinematografico. Ha collaborato con il festival teatrale dei Quartieri dell’Arte e con l’Est Film Festival, di cui è stato presidente di giuria. Come manager di marketing e comunicazione ha lavorato per STS Academy, agenzia di formazione di security e intelligence. Il suo racconto "Sala da ballo" nel 2012 è stato incluso nell’antologia del primo concorso letterario nazionale "Tracce per la Meta". Sempre nel 2012 è stato premiato con il secondo posto al Premio Internazionale di poesia “Oggi Futuro” indetto dall’Accademia dei Micenei. È stato moderatore di conferenze di geopolitica dove sono intervenuti giornalisti di rilievo nazionale. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo romanzo "Due fratelli" con la casa editrice Lulu.com. Collabora con il web magazine "L'Undici".

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