Sviluppo, crescita, occupazione i grandi bluf dei governi italiani

Sviluppo, crescita, occupazione i grandi bluf dei governi italiani

Lo sviluppo e la crescita sono ormai delle ancore emotive adottate dall’approccio demagogico degli ultimi governi in Italia. Ovviamente se non si considera la promessa da marinaio ” Meno tasse e più “pilu” per tutti!”. Ma ormai i dati sull’astensionismo elettorale mostrano chiaramente quanto l’Italiano medio si senta ridicolo ad andare alle urne.

Che lo stereotipo del governo italiano sia da sempre quello del “Partito della pagnotta”, di cui la Democrazia Cristiana ne vantò fino a tutti gli anni ’90 dello scorso secolo un primato da Oscar, non è certo una novità.

Se si osservano i dati Istat risulta un’occupazione, negli ultimi mesi, stabile se non addirittura in aumento. Il problema è che questi dati sono un po’ come i pollastri del poeta romano Trilussa:

LA STATISTICA
di Trilussa

Sai ched’è la statistica? È na’ cosa
che serve pe fà un conto in generale
de la gente che nasce, che sta male,
che more, che va in carcere e che spósa.

Ma pè me la statistica curiosa
è dove c’entra la percentuale,
pè via che, lì,la media è sempre eguale
puro co’ la persona bisognosa.

Me spiego: da li conti che se fanno
seconno le statistiche d’adesso
risurta che te tocca un pollo all’anno:

e, se nun entra nelle spese tue,
t’entra ne la statistica lo stesso
perch’è c’è un antro che ne magna due.

 

In altre parole tra gli occupati in crescita, secondo le pseudo statistiche, risultano anche i cassa-integrati e gli ultra cinquantenni che ancora lavorano perché la legge Fornero, nel medio lungo periodo, sta dando i suoi tristi risultati. Accanto alla continua e perentoria promessa circa una ripresa dello sviluppo e della crescita, sta una realtà dei fatti che sembra sforzarsi per disincentivare le aziende a creare nuovi posti di lavoro.

Per restare in tema, Matteo Renzi, quando era al governo, affermava di aver ridotto la disoccupazione. Sempre secondo la statistica era vero, peccato che era altrettanto vero il giochino furbo, quanto ridicolo, di adottare la legge del “Jobs Act”, in inglese visto che l’ex Premier, come si sa, è noto per avere una certa dimestichezza con la lingua. L’obiettivo era di ingannare i dati statistici per far crescere le assunzioni, ma non certo i posti di lavoro.

Un paradosso vero? La legge in questione non ha infatti mirato a fare l’unica cosa che avrebbe dovuto: ridurre i costi del lavoro alle imprese, puntando dunque sullo sviluppo e sulla crescita. “Il Jobs Actha piuttosto concesso un mero sgravio fiscale all’atto dell’assunzione, non facendo nulla per intervenire sull’esorbitante costo che ha mantenere un lavoratore a tempo pieno.

In altre parole in Italia, nel 2015, ma anche adesso, costa lavorare.  Il lavoro dovrebbe essere il mezzo attraverso cui un Paese crea lo sviluppo e getta le fondamenta di una crescita stabile ed esponenziale. A dispetto di quest’ultima affermazione, invece, il lavoro è un costo, come fosse una tassa.

Chiaramente nel 2014-2015 le imprese hanno assunto personale cavalcando l’onda dello sgravio fiscale. Il Paese ha registrato un incremento di oltre 330 000 contratti e, il buon Renzi, ha ingannato le sciocche ed inutili statistiche e guadagnato popolarità. Quando nel 2016 ci si è resi conto che quei 330 000 e oltre contratti erano solo assunzioni a tempo determinato, e non nuovi posti di lavoro, il castello di carta edificato per ingannare gli elettori, con abili giochini da prestigiatore, è crollato.

Arrivati alla fine del governo Renzi, nel 2016, si è avuto il governo Gentiloni il quale ha avuto il buon gusto, se non altro, di non fare nulla. Ad oggi qualcuno spieghi, se riesce a comprenderlo, chi è e chi è stato il Presidente del Consiglio tra Matteo Salvini, Luigi Di Maio e Giuseppe Conte. 

Un patetico triunvirato che richiama la Roma del 43 a.C quando Ottaviano Augusto, Marco Antonio e Marco Emilio Lepido si univano, per convenienze personali, in un governo a tre. Tutti eredi, ognuno a loro modo, del grande Cesare.

Se nell’antica Roma i tre successori di Cesare trovarono agguerriti oppositori, nelle personalità di Bruto e Cassio, i quali daranno filo da torcere ai triumviri, nella storica battaglia di Filippi, nell’Italia dei giorni nostri non è venuto nessuno a mettere in fuga Matteo Salvini, Luigi Di Maio e Giuseppe Conte. I triumviri dell’Italia odierna si sono auto sabotati lasciando un Giuseppe Conte alla guida indiscussa dell’ennesimo governo illegittimo, che è poi quello che stiamo vivendo.

Vuoi perché non vantiamo nessun Gaio Giulio Cesare, vuoi perché i tre politicanti si sono distrutti da soli, la nostra povera Italia ancora una volta non ha crescita, non ha sviluppo e, soprattutto, non ha un governo eletto dal popolo il quale dovrebbe essere, almeno sulla carta costituzionale,sovrano.

 

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Alessandro Gatti

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