Vittoria Donald Trump e sconfitta al referendum Italiano, ma i mercati finanziari non crollano perché?

Vittoria Donald Trump e sconfitta al referendum italianoI mercati Finanziari dopo il No al Referendum costituzionale e la vittoria donald Trump

Vittoria Donald Trump e sconfitta al referendum italiano,

avrebbero dovuto significare un crollo totale sui mercati finanziari,

ma così non sembra essere stato, Perchè?

 

La situazione finanziaria: una generale e sommaria panoramica

 

Dopo un iniziale trend al ribasso, in entrambe le situazioni, si è avuta una ripresa ed un andamento positivo sui mercati finanziari in generale, anche se questo non può certo dirsi un andamento stabile. Il nostro indice FTSE MIB appare assai volatile, i mercati europei sembrano navigare in acque più che dignitose, con l’indice EURO STOXX 50 che, se pur non stabile, ha mostrato un andamento decisamente migliore rispetto al disastro preconizzato.

Nel momento in cui stavo iniziando a scrivere questo articolo, ore 16.41 del 14 Dicembre 2016, l’indice euro si trovava a meno 0,61 punti percentuali e l’indice italiano stava mostrando un ribasso a meno 1,02. In mattinata , tra le ore 6.00 e le 10 e 30 entrambi gli indici erano invece in positivo.  Venerdì scorso, 16 Dicembre, gli indici FTSE MIB ed Euro Stoxx 50 hanno rispettivamente chiuso a più 0,11 e più 0,29. Cosa ne è stato, dunque, della crisi dei mercati paventata dalla situazione di una vittoria Donald Trump e sconfitta al referendum italiano? Provando ad essere ottimisti, e dando per scontato che questa situazione di tendenziale positività perdurerà anche nel medio-lungo periodo, cerchiamo di comprendere perché questo crollo catastrofico non si è verificato, nonostante un andamento piuttosto volatile.

In concomitanza ad entrambi i momenti fatidici, quello della vittoria Donald Trump e sconfitta al referendum italiano, i mercati finanziari già recavano con se da settimane uno strascico nefasto di previsioni. In sostanza gli investitori, ancor prima della vittoria Donald Trump e sconfitta al referendum italiano, avevano assunto comportamenti volti ad incorporare negli indici di Borsa le previsioni della vittoria Trump e del fallimento del governo Renzi.

Questo ha innescato una sorta di atteggiamento speculativo, in merito alla vittoria Donald Trump e sconfitta al referendum italiano, che in seguito al reale verificarsi degli eventi non ha comportato il danno temuto. In sostanza molti investitori, in questo caso speculatori, hanno scommesso sulle capacità dello Stato italiano di saper gestire la paventata vittoria del no e, inoltre, sulle conseguenze positive che Donald Trump avrebbe potuto avere per il suo Paese.

Di rimando il calo delle borse, che si è verificato alla vigilia dei due eventi, recava con se le previsioni dei risultati e su quei risultati gli speculatori hanno scommesso.

Il caso del No al Referendum costituzionale italiano

Nel caso italiano, un eventuale “voto subito”, che molti “pupazzi della politica” hanno bramato e a cui ogni giorno auspicano, avrebbe comportato una forte instabilità governativa e, di conseguenza, avrebbe potuto avere conseguenze nefaste per i mercati europei e per quello italiano in particolare. Il fatto che il nostro Presidente della Repubblica Sergio Mattarella abbia evitato in ogni modo un voto subito, affrettandosi a formare una coalizione governativa provvisoria, ha rassicurato di fatto i mercati, evitando le brusche destabilizzazioni temute. Molti si stanno lamentando, in questi giorni, che l’attuale governo tecnico sia in realtà una riedizione rimescolata del vecchio governo Renzi. Una sorta di “proprietà commutativa della politica italiana”: “Cambiando l’ordine dei politici la coalizione non cambia”. Come dare torto a queste accuse?

Quello che la gente, ed alcuni politici stessi, sembrano ignorare, è che proprio grazie a questo riassetto tecnico di governo così concepito,  la finanza può ancora reggere. Le borse europee, e l’indice italiano per conseguenza, si sono sentiti rassicurati dalla stabilità che un governo tecnico, proiettato alla tanto agognata riforma elettorale, e composto per lo più dalle stesse persone del precedente, avrebbe garantito.

Un governo tecnico così rapidamente posto in essere, e recante costole del precedente, significa continuità e comunica l’intento e la possibilità di portare a termine quanto promesso dal fallimentare governo Renzi: riforma della legge elettorale in primis. Un voto subito avrebbe significato il caos.

Il caso della vittoria Donald Trump

Veniamo ora all’altro aspetto che ci sta a cuore; la vittoria di Donald Trump, con le sue promesse tese all’incremento del protezionismo e al razzismo, sembravano paventare un disastro. In realtà, come ci si sta rendendo forse conto, sembrano essere state solo delle strategie di marketing elettorale, per vendere un prodotto che fosse acquistabile da un popolo ambiguo e guerrafondaio come quello statunitense. Che Trump abbia realmente in testa di attuare alla lettera il suo programma è da vedere, ma sembra alquanto improbabile.

Quello che è certo è lo spostamento da un approccio di politica monetaria ad un approccio comportamentale, incentrato sulle aspettative in merito a tagli fiscali e promesse di investimenti. Come fa notare Marta Ruggiero del portale ForexInfo.it l’ innalzamento dei tassi di interesse previsto dalle politiche Trump avrà l’effetto di ridurre la liquidità in circolazione e stimolare l’economia abbattendo l’inflazione. Intanto il dollaro sembra intenzionato, avendo toccato massimi storici, a raggiungere la parità con l’euro entro un anno.

 Vittoria Donald Trump e sconfitta al referendum italiano rappresentano una conferma, pertanto, della validità in merito alla teoria dei giochi del grande John Nash. Il pessimismo sulle conseguenze della vittoria Trump e del no al referendum era talmente esagerato che la situazione non poteva che migliorare. Inizialmente, a differenza degli speculatori che lo sospettavano, gran parte degli investitori si sono focalizzati più sulle loro paure che sugli aspetti positivi che questa nuova presidenza avrebbe potuto comportare.

La politica Trump sembra rispondere, pertanto, al più grande problema della contemporaneità: l’inadeguatezza delle Banche centrali oberate dall’esigenza di stimoli fiscali. Abbassando le tasse, incentivando gli investimenti, promuovendo la spesa pubblica ed innalzando i tassi d’interesse, la politica Trump darebbe quegli stimoli fiscali di cui gli Usa necessitano, avvantaggiando, almeno in teoria, l’economia europea che dalla Fed dipende. In sostanza, semplificando la storia, Donald Trump attuerebbe una politica vicina al New Deal del ‘ 33-34, ideata da Franklin Delano Roosvelt.

Se pure i contesti siano differenti, le due politiche puntano entrambe ad incrementare la spesa pubblica, a far circolare denaro e creare posti di lavoro che predispongano la gente a spendere. In questa situazione di positività, lavoro, abbattimento delle imposte, un innalzamento dei tassi d’interesse non dovrebbe essere un problema insormontabile ed anzi imporrebbe un controllo inflazionistico necessario a dare valore al potere d’acquisto delle persone.

La politica Trump, ed i mercati sembra lo stiano comprendendo, potrebbe dare risposta all’esigenza del mondo occidentale di avere un incremento della domanda interna mediante un massiccio stimolo fiscale. Ad esempio la riduzione dell’imposta sul reddito, come fa notare il sito Borsa Italiana, potrebbe incentivare i consumi ed avere un forte effetto moltiplicatore sull’economia europea legata a quella statunitense. La positività per le aziende sarà rappresentata da una riduzione del 15% d’imposta fiscale e questo non può che portare un giovamento sui mercati che, si sà, risentono dell’atteggiamento più o meno positivo degli esseri umani che vi operano.

Come fa notare il portale ForexInfo.it un aumento dei tassi d’interesse rappresenterebbe un effetto negativo per i Paesi in via di sviluppo. La negatività di questa operazione si avrebbe, forse, solo se fosse attuata troppo in fretta, senza dare tempo al mercato di adattarsi. Un rafforzamento tempestivo del dollaro metterebbe in crisi i Paesi emergenti debitori degli Stati Uniti, unitamente alle misure protezionistiche che Trump ha promesso in campagna elettorale. Ciò che sarà della politica statunitense, e delle sue conseguenze, resta difficile comunque da prevedere. Quello che da Italiani dovrebbe starci a cuore è che, in fin dei conti, nonostante di fatto abbiamo fatto crollare un governo non perfetto, senza avere valide alternative, siamo comunque riusciti ad evitare la destabilizzazione totale. Almeno per ora.

Bibliografia:

ForexInfo:

https://www.forexinfo.it/Aumento-dei-tassi-Fed-effetti-e

https://www.forexinfo.it/Aumento-tassi-d-interesse-quando-e-perche-Cosa-fara-la-Federal-Reserve

https://www.forexinfo.it/Perche-Euro-sale-non-crolla-con-NO-referendum

Sole 24h:

http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2016-06-08/perche-fed-alzera-tassi-d-interesse-usa-172655_PRV.shtml?uuid=ADd3xSY

http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2016-12-15/donald-ronald-trump-sara-davvero-nuovo-reagan-192532_PRV.shtml?uuid=ADnfh0EC

Milano Finanza:

http://www.milanofinanza.it/news/ftsemib-future-spunti-operativi-per-venerdi-16-dicembre-201612160654208111

Borsa Italiana:

http://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/radiocor/finanza/dettaglio/nRC_13122016_1745_587159267.html

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